CHIETI

Tari troppo alta, via libera ai rimborsi 

Il Tar boccia le tariffe per la spazzatura: gli aumenti del 2017 approvati senza relazione. E ora si rischiano 20mila risarcimenti

CHIETI. Hanno pagato troppo i residenti di Chieti per la spazzatura nel 2017 e, adesso, possono riavere i soldi indietro. Lo dice una sentenza del Tar di Pescara che apre la strada a migliaia di richieste di rimborsi per la Tari: circa 20mila. Il Tar ha annullato il piano finanziario delle tariffe Tari approvato dal consiglio comunale il 31 marzo dell’anno scorso tra le proteste dell’opposizione: è una sentenza che equivale a un terremoto per il Comune che si ritrova già con un buco di oltre 12 milioni di euro e, proprio per questo, è nel mirino della Corte dei conti che ha avviato un’indagine «sulla sana gestione finanziaria dell’ente». La sentenza è «immediatamente esecutiva»: significa che i cittadini sono legittimati a richiedere le somme versate in più. Il Comune rischia di aggravare la propria crisi di liquidità. E rischia anche la paralisi degli uffici, a partire dalla Teateservizi. Si apre un nuovo capitolo della polemica a Chieti.
Opposizione al Tar. A presentare il ricorso dopo il voto favorevole della maggioranza di centrodestra, attraverso l’avvocato Francesco Paolo Febbo, erano stati i consiglieri Luigi Febo, Diego Ferrara, Anna Teresa Giammarino (Chieti per Chieti), Enrico Raimondi (L’Altra Chieti), Filippo Di Giovanni, Alessio Di Iorio, Alessandro Marzoli, Chiara Zappalorto (Pd), gli esponenti di centrosinistra Marco Di Gregorio e Rolando Bascelli e il delegato regionale Wwf Luciano Di Tizio.
«Aumenti significativi». Ai giudici amministrativi, guidati dal presidente Alberto Tramaglini, gli 11 ricorrenti avevano denunciato i «significativi aumenti della Tari» per oltre 20mila famiglie, presunti «errori» nell’ammontare delle tariffe, la «mancanza» di una relazione considerata decisiva per gli importi della tassa.
Relazione inesistente. In giudizio, il Comune ha tentato di far cadere il ricorso sostenendo che i consiglieri non avrebbero avuto «un interesse protetto e differenziato» per l’impugnazione della delibera. Ma il Tar ha tagliato corto: i consiglieri sono legittimati a proporre ricorso, sia come «semplici cittadini contribuenti» e sia come «amministratori». Sull’assenza della relazione finanziaria, il Comune si è difeso dicendo che «gli scostamenti delle tariffe rispetto all’anno precedente sarebbero sostanzialmente rinvenibili nel piano finanziario e che, pertanto, lo stesso piano non potrebbe essere inficiato dalla mancanza solo formale della relazione». Ma per il Tar l’assenza della relazione è un vizio che travolge tutta la manovra sulla Tari: ai consiglieri avrebbero dovuto essere consegnati tutti gli atti «per poter liberamente e consapevolmente deliberare». Quindi, «il mancato deposito rientra tra i vizi lesivi del pieno e informato esercizio delle funzioni dei consiglieri».