Il Parco sul mare mai nato: «Persi 25 anni, serve tutela sulla Costa dei trabocchi»

Il racconto dell’ideatore della proposta, l’ex senatore comunista Staniscia: «Volevamo tutelare montagna e litorale, ma la destra era contro l’ambiente»
CHIETI. Nel 2001 della legge istitutiva del Parco nazionale della Costa teatina – un’area protetta lunga 50 chilometri da Ortona a San Salvo che dovrebbe spingersi verso l’interno per un paio di chilometri – Angelo Staniscia, all’epoca senatore del Pds, aveva 62 anni. Da allora, sono passati 25 anni e il Parco istituito dal Parlamento, con la legge promulgata dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, esiste soltanto sulla carta. Staniscia, un passato da professore di italiano ad Atessa, un uomo dall’animo comunista, adesso ha 87 anni e continua a credere a quell’area protetta affacciata sul mare: «Ci servirebbe», dice. E adesso, il caso è al centro di uno scontro al Tar. Si chiama “Il parco mai nato” un’altra puntata di “31 minuti”, il settimanale di approfondimento giornalistico di Rete8 in collaborazione con il Centro che va in onda questa sera alle ore 22.30 (riprese e montaggio di Giuliano Vernaschi, regia di Danilo Cinquino e Antonio D’Ottavio).
«L’idea del Parco nazionale della Costa teatina», racconta Staniscia a “31 minuti”, «faceva parte della filosofia del Partito comunista: già dagli anni ’80 pensavamo che l’Abruzzo dovesse essere tutelato e valorizzato sul fronte dell’ambiente. E io dal 1997 feci una battaglia in Parlamento». Quattro anni dopo arrivò la legge istitutiva del Parco nazionale della Costa teatina che comprende 8 Comuni (Ortona, San Vito Chietino, Rocca San Giovanni, Fossacesia, Torino di Sangro, Casalbordino, Vasto e San Salvo): quella legge stanziò anche i fondi per partire, «mille milioni di lire». «Volevamo costruire una linea tra Parco nazionale della Maiella e Parco nazionale della Costa teatina, unire così la montagna e il mare», ricorda Staniscia, «pensavamo a un sistema ambientale che tutelasse i monti, il mare e i corsi d’acqua che vanno dalla montagna fino alla costa. Continuo a pensare che tutto questo bisognerebbe farlo ancora».
Ma dal 2001 in poi, il Parco affacciato sul mare è rimasto un’incompiuta: «Il fatto è che nel 2000», dice l’ex parlamentare, «la sinistra perse le elezioni regionali e poi, nel 2001, perse anche le elezioni nazionali e la destra era contro la tutela dell’ambiente, perché in fondo», sottolinea Staniscia, «di questo si tratta. E allora, la Regione fece ricorso alla Corte costituzionale contro la legge istitutiva del Parco ma la Corte costituzionale diede torto alla Regione e la legge è rimasta in vigore». Il Parco sul mare poteva nascere nel 2015: proprio in quell’anno l’allora parlamentare Giovanni Legnini presentò un emendamento per ridare una scossa a quel progetto dormiente e, con quell’emendamento, si arrivò alla nomina di un commissario che aveva il compito di tracciare i confini del Parco, una perimetrazione che però oggi potrebbe tornare in discussione.
Il parco disegnato nel 2015 dal commissario, l’architetto Giuseppe De Dominicis, presidente della Provincia di Pescara per due mandati all’epoca della Margherita, aveva un problema di fondo: non piaceva tanto alla politica e i sindaci degli 8 comuni coinvolti lasciarono che il progetto andasse verso il binario morto della dimenticanza tanto, in Italia, che non si applichi una legge dello Stato per un quarto di secolo può sembrare quasi normale. E così anche la storia del Parco della Costa teatina mai nato è arrivata davanti al Tar: lo scontro giudiziario oppone, da una parte, l’associazione ambientalista Wwf e, dall’altra, i poteri forti dello Stato e cioè la presidenza del Consiglio dei Ministri, quindi Giorgia Meloni, il ministero dell’Ambiente e la Regione Abruzzo. La sentenza è attesa per il 27 marzo prossimo, nell’attesa il Tar di Pescara ha ordinato alla Regione di presentare una «relazione dettagliata» su tutti questi anni d’inerzia. «C’è una volontà politica negativa di fermare il Parco nell’assurda ed erronea convinzione che sia un freno allo sviluppo ma la verità è tutto il contrario», dice il presidente nazionale del Wwf Luciano Di Tizio. Tra i contributi della puntata anche un’intervista all’avvocato del Wwf, Alessandro Corporente.
Adesso, a complicare ancora di più le cose, ci si mette un emendamento alla legge di bilancio presentato dal senatore di Fratelli d’Italia Etel Sigismondi, da sempre contrario al parco: «Ho sempre ritenuto», dice Sigismondi, coordinatore regionale FdI, «che questo sia un parco nato male, nato come una imposizione dall’alto sui territori, senza quel necessario e doveroso coinvolgimento dei vari attori istituzionali per condividere un percorso di sviluppo della fascia costiera della provincia di Chieti. Così come», prosegue, «reputo un errore la scelta di un’associazione ambientalista di voler ricorrere al Tar per l’istituzione del Parco: far istituire un Parco tramite sentenza sarebbe l’ennesima occasione di divisione. Invece», sostiene Sigismondi, «in questo momento c’è bisogno di condivisione ed è per questo che, pur essendo sempre stato contrario al Parco della costa teatina, ho presentato un emendamento per prevedere per legge il coinvolgimento dei sindaci nell’istituzione del parco e nell’individuazione della perimetrazione. Si prevede inoltre il cambio della denominazione, perché il parco della Costa teatina non è rappresentativo della specificità del nostro territorio: il nuovo parco si chiamerà Parco della Costa dei trabocchi e teatina. Viene inoltre abolita», sottolinea il senatore, «la norma che prevedeva la figura del commissario. Le modifiche introdotte vanno nella direzione di creare le condizioni per riaprire il confronto sul territorio in merito al parco, considerando che negli ultimi anni è cambiata la sensibilità nei confronti del parco e sono sempre più i rappresentanti del territorio che nel parco ravvisano potenzialità e opportunità, ma bisogna rimuovere le criticità».
E Staniscia commenta: «Non so se la destra ha cambiato idea in 25 anni, stiamo ancora aspettando, ma il Parco è necessario se vogliamo tutelare quelle risorse che dopo quasi trent’anni esistono ancora».
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