PALMOLI.
Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, almeno al momento, non sono in grado di fare il mestiere di madre e di padre. È questo il senso della conclusione alla quale arriva la psichiatra Simona Ceccoli, la perita nominata dal tribunale per i minorenni dell’Aquila nell’ambito della consulenza tecnica d’ufficio sulla famiglia del bosco di Palmoli. È un parere che allontana – e non si sa fino a quando – il ritorno a casa dei tre fratellini, dallo scorso 20 novembre collocati in una struttura protetta di Vasto. Secondo la Ceccoli, infatti, attualmente le capacità genitoriali della coppia anglo-australiana sono inadeguate. L’esperta non esclude che, in futuro, questa idoneità possa essere riacquisita. Ma, per adesso, non c’è alcun margine: questa famiglia, che non è più tale da oltre cinque mesi, resta divisa. Tradotto: rimane un sogno, per Catherine e Nathan, riabbracciare i loro figli non solo nel bosco, ma anche nell’abitazione (con ogni comfort) messa a disposizione dal Comune di Palmoli per consentire i lavori di adeguamento in quel casolare di pietra immerso nella natura che, secondo i giudici, rappresenta un pericolo per i bimbi.
Tecnicamente, il documento depositato ieri dalla Ceccoli è una bozza di perizia. Significa che i consulenti di parte nominati dagli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, ovvero lo psichiatra Tonino Cantelmi e la psicologa Martina Aiello, dovranno presentare le loro osservazioni entro trenta giorni. La perita avrà un ulteriore mese per la relazione definitiva.
PER CONTINUARE A LEGGERE CLICCA QUI E ACQUISTA LA TUA COPIA DIGITALE
OPPURE IN EDICOLA
L’ipotesi più probabile, a questo punto, è che venga avviato un percorso – impossibile dire quanto lungo – finalizzato al ricongiungimento. L’unica strada alternativa, infatti, sarebbe la decadenza della responsabilità genitoriale e, dunque, la dichiarazione di adottabilità dei tre piccoli. Una soluzione che, in linea generale, è a dir poco drastica; figuriamoci in un caso come quello di Palmoli, in cui non si è mai registrato alcun tipo di abuso o di violenza, come peraltro evidenziato dagli stessi magistrati.
Pur di riportare a casa i figli, Nathan e Catherine – come evidenziato a chiare lettere nei corposi reclami presentati dai legali – hanno accettato tutte le condizioni imposte dai giudici. Hanno accettato che i fratellini siano sottoposti al completamento del ciclo vaccinale, dopo che alcune dosi erano state già somministrate molto prima del provvedimento dei magistrati; hanno accettato di regolarizzare l’istruzione parente, mostrandosi favorevoli anche all’ingresso di una maestra in casa famiglia; hanno accettato di trasferirsi in un nuovo appartamento, affinché nell’abitazione del bosco siano portati avanti tutti gli interventi necessari a ottenere l’agibilità; hanno smentito – con video, fotografie e testimonianze – che i piccoli vivevano isolati e non erano in contatto con i coetanei. Ma tutto questo non è stato sufficiente per arrivare a un ricongiungimento ritenuto urgente non solo dai consulenti di parte, ma anche da super esperti del settore, a partire dal professor Massimo Ammaniti, il più noto psicoterapeuta dell’infanzia italiano, che – neanche una settimana fa – ha lanciato un appello dalla Camera dei deputati: «Mi sembra incredibile che nel 2026 succedano cose di questo genere. Non ci sono altre strade: i genitori devono ritrovare i figli, i figli devono ritrovare i genitori. È stato un errore dividerli, così si rischia di tornare a prima degli anni Sessanta».
Non solo l’incapacità genitoriale di Catherine, “mostrificata” nelle relazioni di assistente sociale e casa famiglia e dipinta come un pericolo per i figli, al punto tale da essere cacciata dalla struttura protetta (lo scorso 6 marzo) per i suoi atteggiamenti definiti oppositivi. Secondo la Ceccoli, neanche Nathan può tornare a vivere con i bambini. Lo stesso Nathan che le figure istituzionali incaricate di seguire il caso hanno definito come molto collaborativo, tanto da scrivere in un documento ufficiale (a firma della responsabile della casa famiglia): i momenti trascorsi con Nathan «sono vissuti con entusiasmo dai bambini: giocano insieme al padre che mostra interesse e comprensione per le emozioni dei piccoli, li incoraggia e li rassicura fornendo anche notizie dei loro amati animali e di quello che fa lui durante le giornate, creando, nel complesso, un’atmosfera serena e rilassata. Più volte si è impegnato nel rassicurare e supportare la moglie, essendo stato informato e avendo anche visto di persona le reazioni d’ira ed esagerate di Catherine nei confronti delle educatrici». Ma, secondo la perita nominata dal tribunale, questo padre non merita ancora di tornare a fare il padre. Si resta in attesa della decisione della Corte d’appello dell’Aquila, che dovrà esprimersi entro il 15 maggio sulla richiesta di ricongiungimento. Ma il futuro della (ex) famiglia del bosco, almeno quello immediato, appare segnato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA