Tasse mai pagate, solleciti ignorati per undici anni

30 Novembre 2019

Ecco come consiglieri e assessori sono riusciti a non versare Tari, Imu e mensa Ma ora la Teateservizi presenta il conto: quasi 40mila euro di cartelle evase

CHIETI. Ingiunzioni di pagamento datate 2008 e ignorate per 11 anni; decine di bollette da migliaia di euro dimenticate fin dal 2013; solleciti inviati tramite raccomandata e tornati indietro al mittente perché non è stato possibile trovare i destinatari anche se quegli «irreperibili» sono frequentatori abituali del municipio e degli uffici dell’ente. Ecco come si è diffusa tra i politici del Comune l’abitudine di non pagare le tasse. Per i rifiuti (Tarsu e Tari), per la casa (Imu), per l’acqua e anche per la mensa scolastica dei figli. Tra i politici teatini – sono 43 contando il sindaco, i 9 assessori e i 33 consiglieri – in 14 hanno debiti con la Teateservizi, la società comunale che si occupa della riscossione delle tasse. Uno su tre è moroso: un dato che non sembra legato a una possibile dimenticanza; sono i furbetti del Comune? Di certo, c’è chi deve poche centinaia di euro; chi oltre mille; in due hanno un debito che si aggira intorno ai tremila euro; e, in un caso, spunta una maxi cartella da 10.688 euro. Il totale delle bollette mai pagate è di 37.594 euro.
Ma com’è possibile, per un amministratore comunale, accumulare un debito di oltre 10mila euro per le bollette della spazzatura, dell’acqua e dell’Ici? A fronte di 12 solleciti e ingiunzioni per 11.515,07 euro, il politico ne ha pagati solo tre per 1.861,04 euro: il residuo da saldare è di 9.654,03 euro. A questa cifra si aggiungono anche altre tre cartelle per l’acqua: 1.034,64 euro. L’importo complessivo è di 10.688 euro.
Sul caso interviene l’assessore alle finanze Valentina Luise: «La Teateservizi faccia subito chiarezza sulle posizioni degli amministratori comunali», dice l’assessore che si scaglia contro la partecipata, finita più volte nel mirino del sindaco Umberto Di Primio per le riscossioni troppo basse. «Ci si chiede come mai vengano avviate solo ora le previste procedure di recupero coattivo, trattandosi, da quanto si legge, di solleciti relativi anche al 2011», dice Luise, «ma allora, cosa ha fatto in tutti questi anni la società? Perché non ha ottemperato correttamente al lavoro che è chiamata istituzionalmente a svolgere? Come è possibile che solo ora si accorga che deve incassare somme anche cospicue, a prescindere che i debitori siano amministratori o semplici cittadini? Se quanto si legge corrisponde al vero, evidenzio per l’ennesima volta la gravità della situazione e l’acclarata incompetenza della società nello svolgere il compito per il quale è stata creata: è addirittura autocertificata la sua totale inadeguatezza nei controlli e nella gestione dei tributi comunali affidati posto che persino un consigliere sarebbe “irreperibile”». Luise prosegue: «Si deve definitivamente prendere atto che fino ad oggi, tenuto conto anche di quanto riferito dal nuovo collegio sindacale, il pressapochismo lavorativo è stato il vero modus operandi denunciato più e più volte da parte anche della sottoscritta». Per l’assessore non devono esistere favoritismi: «È evidente e indiscutibile che gli amministratori comunali non possono e non devono avere trattamenti diversi da quelli riservati a qualunque altro contribuente. Anzi, ove fosse confermata la notizia, trattandosi di pubblici ufficiali, le conseguenze sarebbero ancor più gravi e non solo dal punto di vista dell’immagine. Chiederò alla Teateservizi di dare un nome e un cognome ai bersagli della stampa per mostrare ai cittadini che è nostro interesse che tutti compiano il proprio dovere e versino quanto dovuto sulla base dei dati forniti da un servizio efficiente».
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