«Tassi da usura», chiesto il processo

15 Maggio 2015

L’ex vicedirettore indagato per interessi oltre la soglia stabilita

LANCIANO. Al conto corrente aperto nella filiale di Lanciano di Banca Marche da un imprenditore della città, di 42 anni, sarebbero stati applicati tassi fuori soglia che avrebbero comportato pagamenti di interessi considerati usurari per circa 8.700 euro nel triennio 2006-2008.

È l’ipotesi di usura bancaria per cui il pubblico ministero della procura di Lanciano, Rosaria Vecchi, ha chiesto il rinvio a giudizio dell’ex vicedirettore generale di Banca Marche, Claudio Dell’Aquila, 66 anni, che all’epoca dei fatti contestati aveva le deleghe per il credito.

Il primo giugno si terrà l’udienza davanti al giudice delle udienze preliminari del tribunale di Lanciano, Marina Valente.

Il procedimento è scattato dopo la denuncia dell’imprenditore, assistito dall’avvocato Giovanni Osvaldo Piccirilli, intestatario di un conto che gli consentiva scoperti e anticipazioni di credito funzionali alla propria attività.

La difesa di Dell’Aquila, rappresentata dall’avvocato Riccardo Leonardi di Ancona, sostiene che non vi sarebbe stato alcun tasso usurario, e che, in ogni caso, non potrebbe ascriversi alcuna responsabilità a carico di Dell'Aquila, il quale non aveva in alcun modo influito direttamente sull’accensione del conto corrente, sottoposto a regole comuni ad altri. C’era, inoltre un organismo di controllo che vigilava su questo tipo di operazioni.

La vicenda è distinta dall’inchiesta della procura di Ancona che vede indagate 37 persone, tra cui lo stesso Dell’Aquila, ex direttori, amministratori e imprenditori, per il “buco” da circa 800 milioni di euro, relativo alla gestione antecedente al 2012 di Banca Marche, commissariata dall’ottobre 2013.

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