Teateservizi, le accuse di Ferrara «I problemi ignorati per 10 anni»

Il sindaco si presenta all’assemblea con un commercialista per nominarlo liquidatore ma lui prende tempo Poi va all’attacco: «Dovevo revocare prima l’amministratore, la denuncia di Di Primio? Fatta troppo tardi»
CHIETI. Il sindaco Diego Ferrara si presenta all’assemblea dei soci di Teateservizi accompagnato da Luca Di Iorio, commercialista teatino esperto nella revisione dei conti degli enti. Sarebbe lui la persona individuata dal Comune come possibile commissario liquidatore della società pubblica che si occupa di riscossione tributi, gestione dei parcheggi a pagamento e dei servizi cimiteriali. La scelta del commissario liquidatore vuol dire che per Teateservizi ormai non c’è più speranza? A domanda diretta il sindaco non risponde, si trincera dietro un «no comment» vista la situazione di oggettiva difficoltà in cui si trova la società pubblica, soprattutto dopo che la Procura ne ha chiesto il fallimento. Di Iorio comunque non ha accettato alcun incarico. Preferendo prendere tempo. «Di Iorio», dice il sindaco, «finora ci ha gratificato solo di una sua consulenza riservandosi la decisione per qualsiasi impegno».
L’amministratore unico Massimo Marchetti, sfiduciato lo scorso 8 febbraio, deve dunque ancora rimanere al suo posto. La procedura burocratica lo lascia alla guida della società fino a quando non viene nominato il commissario liquidatore. Anche l’assemblea di ieri mattina è stata parecchio agitata. «L’intento di questa amministrazione», torna a ribadire Ferrara, «a prescindere da quanto accade nelle assemblee, è e resta sempre quello di trovare una strada per evitare il fallimento di Teateservizi. Una cosa che ho ribadito con fermezza anche a quella convocata dall’amministratore da noi revocato, al cospetto del collegio sindacale e del suo consulente». E poi parte l’attacco rivolto a Marchetti: «Come sindaco, ma soprattutto come cittadino», dice Ferrara, «resto meravigliato di fronte a chi ha intenti ben differenti riguardo alla società e avrebbe invece dovuto lavorare per farla funzionare, non capendo, o facendo finta di non comprendere, quanto importante sia una via di uscita diversa dal fallimento, sia per i servizi che la società assolve, sia per le sorti dei lavoratori e sia, ultimo ma non ultimo, per le ripercussioni che scelte sbagliate e non condivise avrebbero sulla città». Ferrara si rammarica di non aver mandato via subito Marchetti, attuando il cosiddetto spoil system, vale a dire mandando via i dirigenti nominati dalla precedente amministrazione come Marchetti, scelto alla guida di Teateservizi dall’ex sindaco Umberto Di Primio, dopo le dimissioni a catena dei precedenti amministratori. «Se in questa vicenda ho avuto una colpa», dice infatti il sindaco, «è stata quella di pensare che la pratica dello spoil system fosse immorale e aver riposto troppa fiducia in alcune persone che pensavo lavorassero solo per il bene dell’amministrazione. Ben diversa è la colpa di chi, pur conoscendo la situazione di Teateservizi durante i 10 anni del suo mandato, non ha fatto nulla per sanarla, denunciandola solo alla fine del suo ruolo. Tanto la patata bollente, le scelte importanti, sarebbero passati nelle mani di altri». In questo caso la critica va direttamente a colpire l’ex sindaco Di Primio. E ora il Comune guarda con preoccupazione all’udienza del 14 aprile al tribunale di Chieti che deve esprimersi sulla richiesta di fallimento avanzata dalla Procura. Il sostituto procuratore Giuseppe Falasca è convinto che, come scrive nell’istanza depositata in tribunale, «la Teateservizi va dichiarata fallita al più presto al fine di evitare l’aggravio della sua situazione finanziaria, patrimoniale ed economica, i cui effetti riverberano su interessi pubblici afferenti la contabilità del Comune di Chieti».

