Televisori lasciati in pegno per comprare la cocaina

Guardiagrele. Gli spacciatori accettavano come garanzia anche oggetti di valore Un cliente supplicava il pusher: «Oggi torna a casa mia nonna, mi ridai la sua tv?»
CHIETI. Televisori lasciati in pegno per comprare la cocaina. Il gruppo di pusher bloccato dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Chieti vendeva la droga anche a credito. In alcune circostanze, quando i clienti erano ritenuti poco affidabili, chiedevano di trattenere qualche oggetto di valore come garanzia. A raccontarlo sono le centinaia di intercettazioni telefoniche dell’inchiesta sul maxi giro di droga scoperto a Guardiagrele e nei paesi del circondario dagli investigatori del maggiore Massimo Capobianco e della tenente Maria Di Lena: all’alba di martedì, in quattro sono stati arrestati (uno in carcere e tre ai domiciliari) e 16 persone sono state denunciate. Ma torniamo ai colloqui registrati dai militari dell’Arma durante due anni di indagini che hanno consentito di documentare circa 150 episodi di spaccio, come ricostruito nelle ordinanze di custodia cautelare firmate dal giudice Luca De Ninis su richiesta del sostituto procuratore Giancarlo Ciani. All’inizio del 2018 un giovane di 26 anni consegna al principale indagato, Stanislao Elisii (ora è rinchiuso in carcere), un televisore di proprietà della nonna «a titolo di vero e proprio pegno» per la cocaina appena acquistata. A un certo punto il cliente si preoccupa e chiede al suo fornitore notizie su quella tv, magari temendo che possa averla già rivenduta: l’indagato risponde che è ancora in suo possesso, ma che l’avrebbe restituita solo al momento della consegna dei soldi. A distanza di un paio di settimane, però, il debito di droga non è stato ancora estinto. Tant’è che il giovane acquirente, utilizzando il cellulare intestato alla madre, invia un sms a Stanislao rassicurandolo sul pagamento della precedente partita di cocaina: «Scusa, ma venerdì li prende mia mamma e te li do sicurissimo… mica puoi ridarmi la tv per favore? Davvero domani torna mia nonna dalla Svizzera… ti prego, poi venerdì ti do tutto, ti giuro. Risp sul mio». Da altri colloqui emerge che lo stesso cliente aveva consegnato a Stanislao anche altre due televisori di proprietà delle cognate. Lo spacciatore ribadisce la volontà di riconsegnarli, ma solo dietro pagamento. Due giorni dopo, come ricostruisce l’accusa, il debito sembra in parte estinto. Così il 26enne chiede per l’ennesima volta la restituzione di una delle tv in cambio di altro denaro: «Se ti porto settanta oggi, me la puoi ridare per favore?». In un primo momento, Elisii chiede il resto della somma. Poi, però, si accorda con il cliente dopo la promessa di quest’ultimo di azzerare l’intero debito durante la settimana successiva. Dopo l’interrogatorio di garanzia, restano ai domiciliari Michele Ferrari, Carmina Ciarelli (detta Ambra) e Nicole Tinari. Gli arrestati sono difesi dagli avvocati Massimo Solari, Luca Sarodi, Antonio Tenaglia e Annalisa Di Cocco. (cr.ch.)

