Tentò di violentare una barista, arrestato

Diventa definitiva la condanna a 5 anni e mezzo per un albanese che assalì una ragazza teatina: ora è rinchiuso in carcere
CHIETI. Il 9 giugno del 2015 saltò addosso a una giovane barista teatina, tentando di stuprarla in macchina. Ieri, a distanza di oltre 5 anni, l’albanese Dashamir Repce è stato arrestato dai poliziotti della squadra mobile perché la condanna per violenza sessuale è diventata definitiva. Gli uomini del vice questore aggiunto Miriam D’Anastasio hanno raggiunto a casa il 56enne per notificargli l’ordine di carcerazione firmato dalla procura di Chieti. Poi il pregiudicato, in passato nei guai anche per spaccio e falso, è stato portato a Rebibbia, a Roma, perché negli istituti di pena abruzzesi non c’era posto a causa delle misure anti-contagio che ne hanno limitato la capienza: adesso dovrà scontare 5 anni e mezzo di reclusione.
Per riepilogare la vicenda, bisogna tornare indietro a quella notte d’estate. La vittima è una ragazza, all’epoca 19enne, che fa la barista in un locale di Chieti Scalo. Quando finisce il turno, alle 3, chiede un passaggio a un cliente, Dashmir Repce, padre di famiglia che frequenta il bar da tempo: il suo datore di lavoro, che in passato l’ha riaccompagnata a casa, stavolta non può e in città non ci sono più corse degli autobus. Lui, però, invece di riportarla nella sua abitazione, ferma la macchina in un parcheggio buio e isolato in via dei Platani, in zona Madonna degli Angeli, mette la sicura alle portiere, abbassa lo schienale del sedile dove si trova lei e le si butta addosso, cominciando a baciarla e palpeggiarla. La barista riesce a sfuggire alla stretta del violentatore solo con un pretesto. Si inventa la presenza di un insetto nell’auto, distrae l’uomo, apre una portiera e corre via talmente veloce da lasciare in macchina anche la borsa. In quegli attimi concitati, però, ha la prontezza di afferrare il cellulare, che utilizza subito per lanciare l’allarme e chiedere l’intervento delle forze dell’ordine. La pattuglia la raggiunge nella vicina piazza monsignor Venturi. Qualche istante prima, però, si rifà vivo anche Repce: abbassa il finestrino, le riconsegna la borsa che aveva abbandonato nella gran fretta di scappare, le chiede di perdonarlo e se ne va. Alla ragazza, però, le scuse non bastano. Il mattino seguente, infatti, si presenta in caserma e formalizza la denuncia. Nel giro di poco tempo, gli investigatori arrivano all’albanese residente a Chieti alta, non lontano dal parcheggio dove ha tentato lo stupro. Il resto è storia più recente: i 5 anni e mezzo di carcere inflitti dal tribunale di Chieti, la sentenza confermata prima dalla Corte d’appello dell’Aquila e poi dai giudici della Cassazione, le manette scattate ieri. Una volta scontata la condanna dietro le sbarre, l’albanese verrà espulso dall’Italia.

