Tenta atti sessuali su un’alunna Bidello condannato a due anni

L’episodio è avvenuto tre anni fa in una scuola superiore, adesso la sentenza del tribunale di Chieti Ma i difensori dell’uomo non si arrendono: «Proporremo appello, la ricostruzione è contraddittoria»
ORTONA . È stato condannato a due anni di reclusione per tentati atti sessuali e al risarcimento dei danni in separato giudizio alla parte civile, il bidello di un istituto superiore di Ortona. È quanto deciso dai giudici del tribunale di Chieti, presidente Guido Campli. Il pm Giuseppe Falasca aveva chiesto l’assoluzione.
L’episodio risale a poco più di tre anni fa, quando il dirigente scolastico ha inviato un esposto ai carabinieri. Il 25 novembre del 2019 un’alunna, all’epoca 14enne, ha chiesto alla docente presente in classe di andare in bagno. Nel corridoio la studentessa ha deciso di prendere una bottiglietta d’acqua al distributore automatico, ma non aveva con sé monete. Si è rivolta così al bidello, seduto nella sua postazione, chiedendogli un prestito. Il collaboratore scolastico l’ha invitata a seguirlo all’interno di uno sgabuzzino, dove ha preso 50 centesimi dalla sua giacca. La ragazza ha riferito di non essere entrata, ma di essere rimasta sulla soglia e di non aver percepito alcun potenziale pericolo perché conosceva il bidello sin dalla scuola primaria. All’interno di quella stanza, l’uomo si sarebbe seduto su una sedia e, dopo essersi sbottonato i pantaloni, avrebbe posato la moneta sulla biancheria invitando la studentessa a prenderla. La ragazzina sarebbe scappata, mentre l’adulto sarebbe tornato alla sua postazione lasciando la moneta sul tavolo e dicendo alla 14enne che poteva utilizzarla. A quel punto, l’alunna è tornata indietro, ha preso i soldi, ha acquistato la bottiglietta e ha fatto rientro in classe. Si è poi confidata con la compagna di banco, che le ha consigliato di rivolgersi agli insegnanti.
Così il caso è arrivato sul tavolo del pm Lucia Anna Campo che, dopo aver ipotizzato gli «atti osceni», ha chiesto l’archiviazione perché, per la configurabilità di questo reato, «va accertato concretamente il pericolo che due o più minori vi assistano. Il luogo scelto e la condotta tenuta, secondo quanto riferito dalla persona offesa, erano finalizzati a escludere che altri studenti potessero vedere quanto stava accadendo». Ma il giudice Luca De Ninis ha riqualificato il reato in «tentati atti sessuali con minorenne», ordinando l’imputazione coatta perché l’episodio è stato «un’offerta di denaro rivolta alla minore per convincerla a compire atti sessuali».
Ieri la sentenza del tribunale di Chieti che ha condannato il bidello, finora incensurato. La sospensione della pena nei confronti del bidello è stata subordinata alla partecipazione a specifici corsi di recupero presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero di soggetti condannati per i medesimi reati. All’uomo, inoltre è stato applicato il divieto di svolgere lavori che prevedano un contatto abituale con minori e l’interdizione dai pubblici uffici per la durata della pena. «Rispettiamo la sentenza, ma proporremo appello», dicono gli avvocati Francesca Di Muzio e Francesco Mazza, difensori del bidello. «Come evidenziato dalla procura, la ricostruzione è talmente contraddittoria da non permettere di superare il ragionevole dubbio che è la massima che deve orientare ogni giudice rispetto alla colpevolezza dell’imputato».
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