Tenta una nuova rapina, ma poi fugge

12 Gennaio 2022

È caccia al bandito che ieri, alle 15.25, ha provato il colpo nel locale vicino allo stadio. I titolari lo hanno scacciato e inseguito

LANCIANO. Torna a colpire il rapinatore dei bar, ma questa volta fugge a mani vuote. Colpo fallito al Bar Micolucci in viale Cappuccini dove i titolari, alla richiesta di consegnare l’incasso, hanno risposto scacciando il rapinatore e inseguendolo per le vie del quartiere. Il bandito è riuscito a far perdere le proprie tracce, ma è braccato dalle forze dell’ordine.
Sono passati cinque giorni dalle ultime due rapine, messe a segno fuori Lanciano lo scorso 6 gennaio. Tra le angosce dei titolari di bar e ricevitorie, finiti nel mirino della banda, e le indagini e i controlli rafforzati di carabinieri e polizia, i giorni passano senza notizie di nuovi colpi. Fino alle 15,25 di ieri, quando il rapinatore si fa vivo nel Bar Micolucci, vicino allo stadio Biondi, punto di ritrovo storico dei tifosi rossoneri. Nel locale ci sono i titolari Franco Di Bucchianico, la sorella Assunta, la madre Fedora e alcuni nipoti. Al tavolo è seduto un cliente. Il rapinatore è vestito di scuro, giubbotto nero, scaldacollo alzato sulla mascherina anti-Covid e cappello di lana calato fin sulle sopracciglia. Si vedono solo gli occhi.
«È entrato e ha farfugliato qualcosa in napoletano stretto a mia sorella, che era al banco dei tabacchi», racconta Franco Di Bucchianico, «“Questa è una rapina, dammi i soldi della cassa”. Mia sorella non ha capito e gli ha risposto: “Prego?”. Io ero al banco dei giochi e servizi, seduto al computer a fare un sistema, e alla parola “cassa” ho capito che poteva essere il rapinatore. Mi sono alzato e gli ho detto: “Vattene, qua non ti tocca niente”. È rimasto quasi sorpreso», racconta il barista, «evidentemente non mi aveva visto. Aveva lo sguardo perso, ha fatto qualche passo indietro e si è trovato me sulla sinistra e mia sorella sulla destra. Ha tirato fuori la pistola, me l’ha rivolta contro e, in napoletano stretto, ha detto: “Non scherziamo, datemi tutti i soldi in cassa”». Ma Di Bucchianico capisce subito che l’arma è finta.
«Era palesemente un giocattolo», conferma il titolare, «si è girato pure verso mia sorella, ma aveva già fatto un mezzo passo verso l'uscita. L’ho visto intimorito e ho insistito: “Mo se non te ne vai ti trito come il sale” e ho fatto finta di uscire dal banco. A quel punto è scappato».
Il bandito si dà alla fuga a piedi, verso lo stadio. «Mio nipote stava per corrergli dietro ma io l’ho trattenuto», racconta Di Bucchianico, «pensavo fosse una pazzia. Poi però ho visto mia madre terrorizzata, si stava appena rendendo conto di quanto successo. Allora mi sono fatto coraggio e gli siamo corsi dietro». Mentre gli altri familiari allertano 113 e 112.
Nella concitazione Franco riesce anche a scattare una foto al rapinatore in fuga. All’altezza del fruttivendolo, però, il bandito riesce a dileguarsi nei vicoletti del quartiere San Giuseppe, in mezzo alle case popolari, e poi lungo la ferrovia verso la zona industriale. «Qualcuno lo ha visto senza mascherina», nota Franco, «per correre se l’è tolta, mentre noi lo vedevamo di spalle». In viale Cappuccini arrivano diverse pattuglie di polizia e carabinieri, anche in borghese, che girano nel quartiere a caccia del rapinatore.
Le indagini del tentato colpo sono affidate ai carabinieri, che stanno vagliando le telecamere in zona. Dai primi riscontri potrebbe trattarsi di uno degli autori delle altre quattro rapine, due commesse a Lanciano (3 gennaio) e due a Santa Maria Imbaro e Atessa (6 gennaio). Risale invece a un mese prima, l'11 dicembre, il colpo all'alimentari Fiorina in via Filzi, la prima di questa lunga scia di rapine.
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