Tentò la rapina col machete: 4 anni e 4 mesi

28 Settembre 2016

Marcello D’Alò condannato col rito abbreviato, il pm aveva chiesto 3 anni. Il difensore: faremo appello

VASTO. Quattro anni e quattro mesi di reclusione. È la sentenza emessa ieri dal giudice Caterina Salusti al termine del processo celebrato con rito abbreviato a carico di Marcello D’Alò, 39 anni, di San Salvo. Il giudice ha deciso di usare il pugno di ferro e ha emesso una condanna più severa della richiesta del pm, Gabriella De Lucia: 3 anni. Sconcertato il difensore dell’imputato, l’avvocato Raffaele Giacomucci. «Presenterò appello contro una sentenza così severa», ha dichiarato il penalista. L’accusa a carico di D'Alò era di tentata rapina aggravata. Lo scorso mese di giugno l’uomo fu protagonista di un episodio che in paese ricordano ancora tutti. Armato di machete e pistola, scalzo e a torso nudo e con un passamontagna in testa, entrò in un negozio di alimentari per mettere a segno una rapina. Fermato dalla polizia che lo teneva d’occhio per reati legati allo spaccio, si scagliò contro gli agenti tentando di decapitare quello che era più vicino a lui. Gli agenti, per evitare che potesse sparare e ferire uno dei numerosi testimoni presenti alla scena, ingaggiò una colluttazione riuscendo a disarmarlo e a immobilizzarlo. Gli agenti Antonio Scarlato, Angelo Di Pardo e Romualdo Di Stefano, a detta di numerosi testimoni, sono vivi per miracolo La drammatica vicenda è stata rivissuta ieri in aula. Molto diversa la versione della difesa secondo la quale D’Alò avrebbe raggiunto il negozio di alimentari solo per vendicare la compagna che poco prima era stata maltrattata. A provarlo sarebbe il particolare dei piedi scalzi. Ma la versione della difesa non ha convinto il giudice. (p.c.)

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