«Terna mi chiede danni per 300 milioni»

Diventa da record il risarcimento che pende su Di Pasquale, paladino dei proprietari terrieri che dicono no all’elettrodotto
LANCIANO. Oltre 300milioni di euro, è questa la cifra che emerge dalle richieste di risarcimento della società Terna al tecnico e perito Antonio Di Pasquale, al fianco di numerosi proprietari terrieri che si sono opposti alle immissioni in possesso dei loro poderi e, di fatto, alla realizzazione dell'elettrodotto Villanova-Gissi.
La somma è venuta fuori ieri mattina prima di una delle tante udienze che impegneranno, di qui ai prossimi mesi, il tribunale di Lanciano coinvolto nell'odissea giudiziaria della società elettrica. Di Pasquale nei giorni scorsi aveva fatto un calcolo approssimativo arrivando a contare oltre 52milioni di euro di risarcimento danni suddivisi nei suoi 59 atti di citazione. Ma il suo avvocato, Pietro Silvestri del foro di Lanciano, gli ha fatto notare un piccolo, ma in questo caso enorme, particolare. «Terna calcola per il fermo cantiere e dunque il ritardo accumulato nella conclusione dell'opera, una cifra di 656.918,40 euro, oltre a rivalutazioni e interessi» spiega il legale «a questa cifra vanno sommati circa 7mila euro al giorno dal momento della citazione fino al momento in cui la società non ha potuto effettuare l'immissione in possesso dei terreni. Ancora, ogni citato, e dunque in questo caso Di Pasquale, è condannato da Terna al risarcimento del danno conseguente alla perdita dell'incentivo concesso dall'Aegg per il fatto che "a causa del persistente comportamento oppositivo, non fosse possibile la messa in esercizio dell'elettrodotto entro il 31 dicembre 2015". Il danno viene stimato in 19milioni di euro da rispondere pro quota».
La particolarità sta, secondo il legale, nel fatto che, se pur i citati possano dividere la somma tra loro (ogni citazione coinvolge ogni volta in media quattro persone), le citazioni nel caso di Di Pasquale arrivano a 59. Dunque bisognerebbe moltiplicare una media di 7milioni di euro per 59 citazioni con un risultato che supera di gran lunga ogni più ardita immaginazione.
«Solo per mera curiosità, da una ricerca fatta in rete» interviene Di Pasquale la cui udienza di ieri è stata rinviata al 21 ottobre «salvo errori, ad oggi, sul territorio nazionale e forse anche oltre, non è mai stata chiesta ad una persona fisica un risarcimento danni di questa portata ma la cosa emblematica è che la richiesta viene fatta, come già detto, per presunti danni subiti a fronte del ritardo arrecato alla costruzione di un'opera che ad oggi non si sarebbe potuta neanche iniziare, a chi si trovava sui terreni da asservire solo ed esclusivamente per cercare di difendere, legittimamente, i diritti delle persone che si rappresentavano e non». E c'è da riflettere, secondo Di Pasquale, anche su un altro elemento: «Terna dichiarava di non poter interrare i cavi ad altissima tensione perchè l'opera sarebbe costata di più, ma quanto sta spendendo in spese legali con queste citazioni milionarie?».

