«Terna vuole da me 52 milioni»

2 Marzo 2016

Il perito Di Pasquale citato 59 volte dalla società: ho cercato solo di difendere i diritti dei cittadini

LANCIANO. Una cifra record di oltre 52 milioni di euro, somma di ben 59 atti di citazione. La nuova odissea giudiziaria targata Terna, nei confronti di chi si è opposto alla realizzazione dell’elettrodotto Villanova-Gissi, riguarda il perito Antonio Di Pasquale e supera di oltre tre volte il risarcimento chiesto alla mamma attivista Silvia Ferrante, citata 24 volte per 16milioni di euro. Di Pasquale comparirà in giudizio venerdì, nel tribunale di Lanciano, per la prime delle decine di udienze civili che, in questo caso, riguardano le immissioni in possesso della società elettrica del luglio scorso. L’8 luglio, a seguito di pesanti tafferugli, le immissioni in possesso sul terreno a Sant’Onofrio di Franca Colanero e Aurelio Del Bello erano state sospese per volere delle autorità di polizia arrivate sul posto. Ma Di Pasquale, presente in quella e altre 58 immissioni, è stato citato per aver interrotto le attività di Terna.

La sua è una storia che ha dell’assurdo. «Solo per aver cercato di difendere i diritti altrui, salvo errori», racconta, «ho superato la cifra record di 50milioni di euro, con 59 citazioni. Precisamente 52.332.071,18 euro. In alcuni casi sono stato citato assieme a proprietari che nemmeno conosco. Semplicemente, mi trovavo ad assistere alcuni clienti e altri proprietari, ignari della possibilità di opporsi, si sono aggiunti alla protesta, che è sempre stata pacifica». E su di lui pendono anche denunce penali su cui però, così come per altri denunciati da Terna, non si conosce il numero esatto. «Ormai», prosegue Di Pasquale, «è chiaro che le richieste di danni milionarie sono pretestuose e infondate perché, come è stato attestato dal ministero dell’Ambiente tramite una determina, l’opera non poteva essere realizzata perché bisognava attendere la conclusione positiva dell’iter di verifica di ottemperanza. Ma è chiaro che questo è comunque un tentativo di limitare la libertà dei cittadini, costituzionalmente sancita, di opporsi a qualcosa. Ho fatto un paragone», dice il tecnico, «forse un po’ azzardato, ma che fa capire bene l’assurdità della questione: la taglia più alta del mondo che sia mai stata emessa su una persona riguarda Bin Laden, che doveva essere catturato vivo o morto dietro compenso di 25 milioni di dollari: ecco, la mia richiesta di risarcimento equivale a tutti gli effetti a una taglia di questo genere. La mia libertà è comunque minacciata».

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