Terrorismo, si indaga sui contatti tra espulso e combattenti islamici

Le chat scoperte dai carabinieri su due smartphone del 31enne pakistano che inneggiava ai talebani Gli investigatori portano via dall’abitazione di Francavilla anche sei libri su argomenti religiosi
CHIETI. I carabinieri del Raggruppamento operativo speciale indagano sui contatti di Arslan Faiz, il pakistano di 31 anni, da tre a Francavilla al Mare, accusato di terrorismo e destinato a essere espulso dall’Italia dopo il decreto firmato dal prefetto di Chieti, Armando Forgione. Gli investigatori della sezione anticrimine dell’Aquila stanno analizzando le chat e i messaggi trovati sui due cellulari sequestrati al giovane che lavorava in un autolavaggio di via Nazionale Adriatica Sud. Su Facebook sono emersi contatti tra Faiz e quelli che, secondo i primi riscontri, sono combattenti islamici attivi in Afghanistan.
I militari del Ros e del comando provinciale teatino passeranno al setaccio anche i numerosi video trovati negli smartphone durante il blitz e la successiva perquisizione informatica scattati all’alba di mercoledì, su ordine della Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo, sotto il coordinamento del procuratore Michele Renzo e del sostituto Simonetta Ciccarelli. Gli investigatori hanno portato via dall’abitazione che il pakistano condivideva con tre connazionali e un tibetano anche sei libri di contenuto religioso.
Il provvedimento di allontanamento dal territorio nazionale è stato eseguito dai carabinieri, con la collaborazione dei poliziotti dell’Ufficio anticrimine della questura teatina, perché il 31enne è considerato socialmente pericoloso: «Un’ulteriore permanenza in Italia potrebbe agevolare organizzazioni o attività terroristiche, anche internazionali».
Le investigazioni hanno consentito di raccogliere «una serie di elementi indicativi di un rapido processo di “radicalizzazione”». I militari hanno monitorato il pakistano su internet e sui social network, in particolare Facebok, scoprendo «la pubblicazione di foto e commenti inneggianti alla formazione di un califfato islamico e al jihad, sentimenti di odio e disprezzo per le istituzioni democratiche, nonché un completo disinteresse verso l’integrazione nella comunità italiana». Non solo: gli investigatori hanno ricostruito «condotte dell’indagato orientate alla propaganda e al sostegno in favore di alcune organizzazioni di natura estremista o comunque a esse vicine o riconducibili». L’ufficio immigrazione della questura di Chieti ha così revocato al 31enne il permesso di soggiorno. Accompagnato in un centro per rimpatri, lo jihadista che esultava per la conquista di Kabul da parte dei tabelani lascerà l’Italia entro due mesi al massimo.
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