Testa: «Danno all’economia dell’Abruzzo»

L’analisi del procuratore: risultato raggiunto grazie a una squadra che lotta contro l’evasione
CHIETI. «È incalcolabile il danno all’erario accertato in questa piccola parte della provincia italiana». Comincia dalla considerazione del procuratore Francesco Testa la conferenza stampa sulla maxi inchiesta che ha sgominato un’associazione a delinquere con base a Chieti e ramificazioni in tutta Italia. «Parliamo di un valore monetario sottratto alle casse dello Stato pari a circa 63 milioni di euro, peraltro in un arco temporale piuttosto ristretto di due anni e mezzo», osserva Testa. «È stato un danno molto rilevante per l’economia dell’intera regione Abruzzo». Il procuratore rimarca il grande lavoro di polizia e finanza, poi aggiunge: «È un risultato non solo di coordinamento investigativo, ma anche istituzionale. Qualche mese fa, infatti, abbiamo raggiunto un accordo per lo scambio informativo con l’Agenzia delle entrate». L’intesa, come specificato lo scorso luglio, «ha l’obiettivo di favorire l’attività di recupero a tassazione dei cosiddetti proventi illeciti, cioè dei ricavi derivanti da fatti, atti o attività qualificabili come illecito penale, nel caso in cui non siano già sequestrati o confiscati». Dal punto di vista organizzativo, invece, il protocollo in questione prevede la nascita di «una squadra ad hoc alla quale è attribuito il compito di garantire, nel rispetto del segreto istruttorio, lo scambio di informazioni e documentazione di interesse comune» fra tutte le realtà coinvolte nel contrasto all’evasione fiscale. «Va dunque sottolineata», conclude il procuratore Testa, «l’intesa sempre più forte fra tutti gli organi dello Stato deputati alla repressione di questi reati».
Il pubblico ministero Giancarlo Ciani, che ha coordinato l’inchiesta, entra nel dettaglio: «Siamo riusciti a inquadrare l’esistenza di una vera e propria associazione a delinquere con base operativa a Chieti Scalo». Ciani evidenzia «l’importanza dei provvedimenti di sequestro emessi nella speranza di poter coprire l’intero ammontare del danno creato all’erario». Dalle indagini è emerso un meccanismo fraudolento definito «preoccupante»: «Abbiamo riscontrato che veniva sfruttato da soggetti di svariata natura: dai liberi professionisti ai dipendenti di azienda, passando per i commercianti. Significa che l’associazione era riuscita a penetrare in maniera significativa nel tessuto sociale». (g.let.)

