Testa: fermata una banda di affaristi

21 Giugno 2019

Il procuratore: depredati i fondi universitari senza ritegno, ma servono più controlli interni

CHIETI. «Abbiamo neutralizzato una banda di affaristi che, per oltre due anni, ha depredato senza ritegno, al loro uso e consumo, i fondi dell’università». Il procuratore Francesco Testa riassume così un anno di indagine sull’ateneo telematico che, ieri, ha portato a 5 arresti: fondi spariti dai conti correnti dell’Unidav, a Torrevecchia Teatina, e riapparsi all’estero. Secondo Testa, le società messe in piedi dagli indagati in Italia e all’estero sono «vere proprie scatole cinesi nate per accaparrarsi risorse pubbliche e fondi comunitari che avrebbero dovuto essere invece destinati alle attività di istruzione e formazione». È stata un’indagine – portata avanti da carabinieri, al comando del colonnello Florimondo Forleo, e finanza, guidata dal colonnello Serafino Fiore – che ha richiesto anche una cooperazione internazionale: «Abbiamo richiesto e ottenuto con sollecitudine», dice il procuratore, «collaborazione sia nell’esecuzione di ordini di indagini europee che di tradizionali rogatorie anche da Paesi che non fanno parte dell’Unione europea e mi riferisco in particolare a Slovacchia, Svizzera, Malta e Romania».
Decisivo è risultato il contributo specialistico dello Scico della guardia di finanza. Per le indagini internazionali hanno collaborato anche il II Reparto del comando generale della finanza, l’ufficio Criminalità organizzata del comando generale dell’Arma dei carabinieri e il servizio per la Cooperazione internazionale di polizia. «Restano ancora da chiarire», dice Testa, «l’origine dei fondi provenienti dalla Slovacchia ed erogati dalla Comunità europea». Testa annuncia che, presto, le carte dell’inchiesta saranno mandate al ministero dell’Istruzione: «A breve si procederà a informare il ministero circa i risultati delle indagini per fare in modo che vengano presi provvedimenti anche in un’ottica futura e non lasciati più in mano di speculatori». Su questo Testa chiede più controlli: un antidoto a «una debolezza intrinseca».
«Magistratura e forze dell’ordine sono certezze per il cittadino», dice il comandante Forleo. Secondo il colonnello, reati del genere «creano danni milionari e tolgono fondi al futuro della nazione, l’istruzione dei nostri figli. Abbiamo affrontato un problema in uno dei settori vitali in tutta Italia. Sono orgoglioso del lavoro fatto». «Ricostruire i flussi finanziari è stato un lavoro complesso», dice il colonnello Fiore.