Ti serve la carrozzella? Lascia un documento

16 Ottobre 2014

Singolare iniziativa al Bernabeo. Protesta il Tdm: «Idea maldestra, danni all’immagine dell’ospedale»

ORTONA. Le carrozzelle per gli infermi come i carrelli al supermarket, ma anziché la moneta da inserire nella fessura c’è la carta di identità da consegnare alla guardia giurata. Al Bernabeo, a complicare la vita dei malati, ci si è messa la direzione dell’ospedale, che ha fatto incatenare le carrozzelle ai termosifoni dell’atrio per timore che qualche avventore ne porti via una, o la dimentichi al parcheggio.

La procedura per ora è un po’ complicata. Il familiare deve far accomodare su una sedia il paziente e cercare una guardia giurata. Segue la consegna di un documento di identità, in cambio del quale la guardia fornisce la chiave per sbloccare una carrozzella incatenata. Dopodiché, la persona dovrà girare per l’ospedale senza documento, un comportamento che la legge vieta ai maggiorenni. Si completa con la procedura opposta, consistente nell’accompagnamento del paziente in corsia o nell’auto parcheggiata, quindi il trasporto della carrozzella dell’atrio dove va legata come una bici a rischio di furto, e la chiave rimessa nelle mani della guardia giurata che restituisce la carta di identità.

La direzione del Bernabeo ha consacrato la novità in cartelli affissi al muro. Non ha dubbi il Tribunale per i diritti del malato. «Si tratta di un’idea maldestra», spiega il presidente del Tdm ortonese, Giuseppe Tatasciore, «che va a discapito dei tanti, quelli veramente bisognosi, che generalmente fanno uso delle carrozzelle in modo corretto, e soltanto perché qualcuno non avrebbe rispettato le buone maniere». Il riferimento è a presunti casi di sparizione di sedie a rotelle, o il loro abbandono lontano dagli ingressi dell’ospedale, per negligenza o anche perché l’accompagnatore dell’infermo non se l’è sentita di riportare indietro la carrozzella vuota dal punto più distante del parcheggio annesso al presidio.

Tatasciore e il Tdm mettono l’accento su un altro aspetto della originale precauzione presa dalla direzione ospedaliera. «Questa decisione», osserva Tatasciore, «finirà purtroppo con l’arrecare un danno all’immagine di un ospedale. Ci auguriamo un ripensamento che tuteli le giuste esigenze della struttura e non costringa i cittadini a doversi preoccupare anche di questi adempimenti, per così dire, in circostanze che potrebbero essere difficili e poco gestibili, come nel caso di un’emergenza». Il Tdm riconosce che al fenomeno dello scarso civismo mostrato da alcuni la direzione doveva comunque dare una risposta.

Francesco Blasi

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