«Togliete la tassa sui rifiuti alle famiglie con disabili»

VASTO. «I nuclei familiari al cui interno ci sono soggetti con invalidità pari al 100% non devono pagare la tassa sui rifiuti». A chiederlo sono cinque consiglieri comunali d’opposizione, firmatari...
VASTO. «I nuclei familiari al cui interno ci sono soggetti con invalidità pari al 100% non devono pagare la tassa sui rifiuti». A chiederlo sono cinque consiglieri comunali d’opposizione, firmatari di una mozione sottoscritta da Antonio Monteodorisio, Guido Giangiacomo, Mario Della Porta, Massimiliano Montemurro e Francesco Paolo D’Adamo. Il documento fa il paio con un’analoga proposta presentata lo scorso mese di ottobre da Massimo Desiati e Andrea Bischia della lista Progetto per Vasto.
«La tassa che obbliga al pagamento anche le famiglie con disabili gravi è stata introdotta con una delibera del consiglio comunale del 28 giugno 2014», spiegano i firmatari della mozione, «prima del suddetto provvedimento per le abitazioni occupate o detenute da persone diversamente abili invalide al 100% la tassa sui rifiuti non era dovuta. In questi giorni i cittadini vastesi dovranno pagare Tari, Tasi e Imu. Considerando le particolari condizioni di difficoltà economica che stiamo vivendo, per molte famiglie è diventato un lusso persino effettuare la riabilitazione. Non troviamo giusto quanto stabilito dall’amministrazione comunale. Riteniamo sia necessario garantire maggiore tutela a chi è già costretto ogni giorno a superare difficoltà di grave entità». I cinque consiglieri di minoranza ritengono «sia un dovere degli amministratori mettere al centro delle loro decisioni i cittadini più deboli e non gravarli di ulteriori tributi. I Comuni, in base al comma 660 della legge 147/2013, possono deliberare riduzioni ed esenzioni con copertura assicurata dalle risorse derivanti dalla fiscalità generale». La mozione impegna il sindaco, Luciano Lapenna, e il consiglio comunale ad abolire in occasione del prossimo bilancio questa tassa così come è stato fatto da molti altri comuni italiani. «Un atto che rivestirebbe notevole importanza sociale e confermerebbe la volontà dell’amministrazione di andare incontro alle categorie più svantaggiate», annotano gli esponenti della minoranza. (a.b.)
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