Topi uccisi nel Negri Sud Il direttore a giudizio

12 Febbraio 2015

Santa Maria Imbaro, citazione diretta per il responsabile amministrativo Pagliani L’inchiesta dopo la denuncia Lav. Ma l’istituto non aveva i fondi per lo stabulario

SANTA MARIA IMBARO. Il direttore amministrativo dell'istituto di ricerca Mario Negri Sud, Tommaso Pagliani è stato rinviato a giudizio con citazione diretta per il reato di uccisione di animali. A dare il via all’inchiesta e a comunicare la decisione dei magistrati del tribunale frentano è la Lav, Lega antivivisezione ,che aveva denunciato l’istituto e il direttore Pagliani per l’uccisione di 750 topi da laboratorio. Il reato contestato è l’“uccisione non necessitata di animali”, prevista dall’articolo 544-bis del codice penale. Pagliani dovrà presentarsi davanti al giudice il prossimo 25 giugno per la prima udienza.

I fatti risalgono all’aprile scorso quando l’istituto di ricerca scientifica, biomedica e farmacologica, nel pieno di una pesantissima crisi finanziaria, era balzato alle cronache per aver dovuto sopprimere centinaia di cavie da laboratorio a causa dell’impossibilità di sostenere i costi altissimi dello stabulario. Il laboratorio era costituito essenzialmente da roditori utilizzati per la ricerca tra cui quella sul cancro, ma, dati i costi di gestione altissimi era rimasto sprovvisto di personale e di attività e aveva dovuto quindi essere chiuso.

L’associazione Animalisti Italiani aveva per prima lanciato l’allarme riguardo la soppressione di centinaia di topolini da laboratorio che non potevano essere più mantenuti nel centro scientifico. Di qui la denuncia della Lav. All’epoca, tra i primi atti del procuratore capo Francesco Menditto, ci fu il sequestro, primo caso in Italia, di 49 topi, inizialmente affidati alla Lav e in seguito alla Collina dei Conigli di Monza, associazione di volontariato per la cura e la riabilitazione di piccoli animali: erano i superstiti di un gruppo di circa 1.300 cavie di Mus musculus e facevano parte del laboratorio di Metabolismo lipidico e tumorale di un ricercatore del Centro abruzzese che trasferendosi a Bari aveva portato con sé quasi la metà dei topi usati per lo studio sui tumori.

«Come per l’innovativo processo in difesa dei beagle di Green Hill», scrive la Lav in una nota, «conclusosi a Brescia in primo grado con tre condanne e la Lav parte civile, la legge deve essere rispettata anche in ambiti come la sperimentazione animale: non ci sono zone franche. La norma comunitaria e nazionale e la giurisprudenza hanno chiarito che tutti gli animali sono essere senzienti e vanno curati e accuditi rispettandone l’etologia, indipendentemente dalla destinazione finale. Chiediamo controlli qualificati nelle strutture che utilizzano animali per la sperimentazione, per evitare che casi analoghi si ripetano». (d.d.l.)

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