Torna a casa la salma del profugo

Schiavi, gara di solidarietà in paese per il rimpatrio di Ebrima: sosta oggi a Roma, poi il volo in Africa
SCHIAVI D’ABRUZZO. È arrivato dal mare e tornerà al suo Paese, nemmeno un anno dopo, in aereo, ma non lo farà da vivo. Sarà rimpatriata oggi la salma di Ebrima Sanko, il 19enne immigrato del Gambia, morto una settimana fa a Schiavi lasciando tutti senza parole. Ebrima ha avuto un infarto fulminante e l’autopsia, eseguita dal medico legale Pietro Falco, ha confermato un difetto cardiaco. Il giovane soffriva anche di crisi respiratorie. I risultati degli esami istologici saranno pronti a breve.
Dopo la perizia, la salma è stata ricomposta e mantenuta all’obitorio dell’ospedale San Pio in attesa del disbrigo di tutte le pratiche burocratiche e sanitarie e dell’acquisizione dei nullaosta necessari per il rimpatrio. Da Vasto il feretro sarà trasferito a Roma per il rientro in Africa.
Questo è potuto accadere in tempi relativamente brevi grazie anche alla generosità dei cittadini di Schiavi. La cooperativa Matrix, che gestisce il centro di accoglienza di Monte Pizzuto in cui era ospitato anche Ebrima, è grata alla popolazione. Anche con il loro aiuto ha potuto provvedere alle spese per il rimpatrio. A distanza di giorni resta lo sgomento. Nessuno immaginava che il 19enne stesse così male.
«Come ho già detto, Ebrima era uno degli ospiti più attivi e vivaci (lo chiamavano “Bambino” per via della giovane età e dei tratti dolci del viso, ndc). Se solo avessimo immaginato che aveva un problema...», dice Simone Caner, responsabile della cooperativa Matrix, ente gestore dei centri temporanei di accoglienza del Chietino, «non sono rimasto indifferente davanti alla generosità della popolazione di Schiavi, dalla solidarietà e umanità mostrata dai cittadini ma anche dai colleghi della struttura». Il consorzio Matrix ha concordato tutte le procedure necessarie per il rimpatrio dell’ospite con la prefettura di Chieti, sia da un punto di vista operativo che economico, ed ha programmato l’assistenza fino al decollo.
Ebrima sarà riaccolto nella sua terra d’origine e in Gambia gli sarà data sepoltura seguendo il rito musulmano. Il suo letto a Schiavi è rimasto vuoto. Gli altri ospiti, ma anche gli operatori, a distanza di giorni non riescono a dimenticare il dramma. «Veder morire un ragazzo di 19 anni è duro», commenta Caner, «Parlando con alcuni colleghi so che è successo anche in altri centri italiani».
La realtà da cui arrivano questi giovani impedisce di conoscere i loro problemi fisici. Spesso congeniti. Fra qualche giorno saranno pronti i risultati degli esami istologici.
Occorreranno molte altre settimane per i risultati completi dell’esame autoptico. Il pensiero della popolazione di Schiavi è andato ai genitori di Ebrima e ad un fratello, che pare sia riuscito anche lui a raggiungere l’Italia. Per loro deve essere stato durissimo apprendere della tragedia che ha colpito “Bambino”. (p.c.)
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