Tornano i contagi: 4 casi positivi in città

Quattro persone in quarantena e altre 30 potrebbero finirci dopo l’esito del test sulle donne infette
LANCIANO . Quattro casi Covid positivi in città, una donna in attesa del risultato del tampone, 4 persone in quarantena e altre 30 pronte a finirci se dovessero risultare positivi gli esiti dei test in corso. Si può parlare di un microfocolaio di coronavirus dopo un mese di contagi zero. Sabato scorso sono emersi i primi due casi. Il primo è di una donna 35enne straniera, residente a Lanciano rientrata in città da uno dei “Paesi a rischio” che è in isolamento domiciliare, assieme ad altri due familiari che sono in quarantena. Il secondo è di una 61enne lancianese ricoverata a Chieti. Questo sabato si è recata all’ospedale Renzetti per dolori addominali e si è scoperto che era positiva al virus con il tampone rapido. A loro si è aggiunto un uomo, di 65 anni; mentre le altre due donne in attesa del tampone fanno parte sempre della stessa famiglia.
«La situazione è sotto controllo, ma temiamo che gli esiti degli altri tamponi siano positivi», dice il sindaco Mario Pupillo, «il Covid purtroppo non è scomparso: dobbiamo indossare la mascherina e rispettare il distanziamento».
Pupillo torna ad attaccare il direttore generale della Asl Thomas Schael dopo la conferenza tenuta da quest’ultimo martedì proprio all’ospedale Renzetti in cui ha annunciato l’arrivo di una nuova tac: «Una tac a chilometri zero», ha detto il manager, «ultramoderna e non affatto usata come sottolineato dal sindaco Pupillo». Che invece, carte alla mano, ovvero la delibera della Asl numero 614 del 30 luglio 2020, sarebbe usata: «La tac è di seconda mano», dice Pupillo, «Schael ha cercato di confondere le idee e mi viene da pensare che o non legge quello che scrive, o dice bugie. Nella delibera da lui firmata sul macchinario destinato al Renzetti, è scritto che la “Tac è ricondizionata”, che “è un’apparecchiatura usata”. Inoltre l’offerta della ditta riguardava un’apparecchiatura da destinare in Radiologia e non in pronto soccorso, in prima istanza all'ospedale di Chieti: essendo stata rifiutata lì, poiché sarebbe stata preferita una tac di un'altra ditta, è stata poi dirottata a Lanciano. Insomma c’è chi può scegliere la ditta che fornisce la tac e chi invece deve prendersi quella usata». Per il sindaco la confusione emerge anche dalla scelta di dove collocare la tac tra pronto soccorso e padiologia, in uno spazio che richiede anche lavori complicati e costosi per circa 300mila euro. (t.d.r.)

