Tornano le messe: sanificate 42 chiese

17 Maggio 2020

Dalle 7 di domani i fedeli potranno partecipare alle funzioni. L’arcivescovo Cipollone: «Vincerà la gioia sul turbamento»

LANCIANO. Oggi le ultime messe on line e da domani mattina, alle 7, riprenderanno le celebrazioni nelle chiese. Fine del lockdown per i fedeli che potranno tornare a partecipare alle messe nelle proprie parrocchie. Ma non sarà come prima. Si entrerà nelle chiese, sanificate dalla Curia, con mascherine e guanti, si seguiranno i segnali per ingressi e uscite e per sedersi ai banchi, che saranno dimezzati. Si potrà sentire la messa anche all’aperto. «Sarà difficile ripartire emotivamente per sacerdoti e fedeli», dice l’arcivescovo di Lanciano-Ortona, monsignor Emidio Cipollone, «ma vincerà la gioia sul turbamento. E poi non potevamo iniziare in un giorno migliore: domani si celebrano i 100 anni dalla nascita di Giovanni Paolo II, allora non dobbiamo avere paura e dobbiamo spalancare le porte a Cristo».
LA PRIMA MESSA. Inizieranno alle 7 le prime celebrazioni liturgiche domani, tra le varie parrocchie c’è anche la cattedrale della Madonna del Ponte (alle 8 invece la messa a San Tommaso Apostolo). Le 42 parrocchie della diocesi di Lanciano-Ortona sono tutte pronte a ripartire, anche con celebrazioni all’aperto. Oggi quindi ultime messe su social e tivù, importanti mezzi in questi mesi per far restare in contatto parroci e fedeli. Potranno ancora essere usati anche per le messe, ma saranno un’eccezione, non più la regola.
LE SANIFICAZIONI. Sono una delle prime condizioni per riaprire ed è stata la curia ad accollarsi questa spesa per tutte le 42 parrocchie diocesane. «Abbiamo affidato la sanificazione a una ditta», dice monsignor Cipollone, «in più abbiamo portato anche del materiale. Ogni parrocchia ha avuto 10 litri di alcol, alcuni guanti e mascherine per poter ripartire dopo 2 mesi di chiusura. Spetterà invece alle singole parrocchie poi continuare e organizzarsi per gestire ingressi, uscite, rispetto delle regole, delle distanze e posti a sedere, che saranno dimezzati».
I BANCHI. Nelle chiese le distanze da mantenere hanno portato a una drastica riduzione di posti. Nella cattedrale della Madonna del Ponte da 360 posti a sedere ora ce ne sono 123, nella chiesa del Sacro Cuore, ad Olmo di Riccio, da 250 a 65, a San Pietro 80 mentre a Sant’Antonio ce ne sono ben 197. Dimezzati i posti anche nella cattedrale di San Tommaso, a ortona. Ma non ci saranno resse perché i parroci potranno aumentare il numero delle messe. Padre Francesco Concato, a Sant’Antonio, ad esempio, lo ha già fatto e ha anche montato un altoparlante nel chiostro per aumentare i posti. C’è anche un confessionale all’aperto. Messe nel chiostro al Miracolo eucaristico ( 63 fedeli) mentre ha scelto la messa all’aperto don Nicola Giampietro, parroco dello Spirito Santo, per la festa di Santa Rita del 22 maggio.
LE REGOLE. Ma il distanziamento di almeno un metro e mezzo è solo una delle regole imposte da Cei e governo. All’ingresso di ogni chiesa è affisso un cartello in cui è scritto in primis il numero massimo di partecipanti alle funzioni liturgiche, poi il divieto di ingresso per chi ha la temperatura corporea pari o oltre i 37,5 gradi o è stato in contatto con persone positive al coronavirus; l’uso della mascherina e della igienizzazione delle mani. Sul versante liturgico le acquasantiere restano ancora vuote, non ci sarà lo scambio della pace e per la comunione si devono seguire le indicazioni del celebrante.
I VOLONTARI. Ma chi sarà a regolare ingressi, uscite e distanze? «Abbiamo dei volontari», dice don Nicolas Gadesseh, di Olmo di Riccio, «riconoscibili dalle casacche. Abbiamo fatto percorsi diversi per ingressi e uscite. Loro vigileranno anche in chiesa. Non aspettavamo altro che ripartire». Si conterà anche sul senso di responsabilità dei fedeli.
L’ARCIVESCOVO. «C’è un po’ di paura è normale», dice Cipollone, «non sarà facile emotivamente per i sacerdoti e i fedeli ripartire ma la gioia avrà la meglio. Poi si parte domani proprio nei 100 anni dalla nascita di Giovanni Paolo II e allora non possiamo che spalancare le porte a Cristo, aprire le chiese e mettere da parte la paura. In questi mesi ho ricevuto tante mail, messaggi, chiamate per capire perché non si potevano riaprire le chiese: speriamo che adesso si ricominci non dimenticando che il lockdown ci ha lasciato due cose: ci ha fatto riscoprire l’importanza del luogo, della fisicità, della comunità e ha riportato le celebrazioni nella famiglia, piccola chiesa domestica».
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