«Torni al suo posto la testina dorata dell’orafo Nicola»

6 Maggio 2018

L’appello di Salvi per l’opera del maestro del Quattrocento «Ora va ricollocata sulla croce in vista della ricomposizione»

GUARDIAGRELE . «Prima che scoprissimo le sue origini, nel settembre del 2014, la testina dorata della croce processionale di Nicola da Guardiagrele del 1431 ha riposato per oltre cento anni insieme ad altri oggetti liturgici in una cassetta di sicurezza del Comune. Ora ci auguriamo che il sindaco Simone Dal Pozzo possa provvedere a ricollocarla al più presto nel suo posto, precisamente nella formella d’argento della Resurrezione che ornava il dritto della famosa opera, trafugata nel settembre del 1979 dalla chiesa di Santa Maria Maggiore e poi ritrovata a pezzi negli anni successivi». A parlare è l’ex sindaco Sandro Salvi del gruppo Progetto per Guardiagrele, il quale ricorda che la testina fu scoperta nel corso del suo mandato elettorale, in occasione del prelevamento per una esposizione di un calice settecentesco, conservato insieme al prezioso frammento. «Incuriosito dall’oggetto», ricorda Salvi, «affidai subito al giovane studioso di storia locale Pietro D’Amico l’incarico di scoprire le origini del reperto e, solo dopo un anno di attente ricerche, siamo riusciti a capire che si trattava di un frammento della famosa Croce dell’orafo guardiese. La vicenda ci sembrò subito paradossale, sopratutto pensando al fatto che il prezioso reperto era stato sempre a disposizione del Comune e i tanti eminenti studiosi che, volta per volta, sono giunti a Guardiagrele per studiarne il ricco patrimonio artistico, non si erano mai accorti della sua importanza. Paradossale fu anche il fatto che, dopo il trafugamento della croce, si andò a cercare all’estero altri frammenti dispersi dell’opera, inconsapevoli di averne uno in casa». L’ex primo cittadino ricorda poi che, quando per la prima volta mostrò il frammento a D’Amico, quest’ultimo sospettò subito che si trattasse di un’opera di Nicola da Guardiagrele, sopratutto osservando il volto un po’ allungato, l’inconfondibile disegno del profilo, la folta barba e le tracce di doratura. «Successivamente», precisa Salvi, «fu proprio D’Amico a scovare alcuni documenti d’archivio che supportavano la tesi dell’autenticità del reperto che veniva poi confermata anche dai più autorevoli studiosi di oreficeria abruzzese Ezio Mattiocco e Sante Guido. Le analisi scientifiche condotte sul reperto dal Cnr di Roma hanno infine fugato ogni residuo dubbio. Ora», conclude Salvi, «è necessario che l’amministrazione comunale, che si dice tanto attenta alla cura del nostro patrimonio artistico, provveda subito a ricollocare questo prezioso tassello nel suo posto, anche in prospettiva di una futura ricomposizione della bellissima croce processionale».
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