Tortella, un Natale amaro per i 58 dipendenti

L’azienda è in concordato preventivo ma manca ancora un compratore I lavoratori senza stipendio da giugno incolpano governo, sindacati e Provincia
ORTONA. Il loro sarà un Natale diverso, amaro, di quelli in cui l'incertezza per un futuro ancora tutto da scrivere non aiuta a festeggiare. Parliamo dei 58 dipendenti della Tortella, azienda per 50 anni leader del settore delle macchine agricole che in questo momento non riesce a garantire prospettive ai suoi lavoratori a causa dei numerosi debiti accumulati nel tempo. Le maestranze, all'interno di un quadro in divenire, vivono giornate tutt'altro che semplici. La vertenza va avanti e si attendono a breve sviluppi importanti. La maggioranza dei creditori infatti ha votato a favore del concordato preventivo, che sembra essere l'unica ancora di salvezza per il polo produttivo.
Nel frattempo si è tenuto qualche settimana fa, nelle stanze di Palazzo di città, un tavolo istituzionale tra amministrazione di Ortona e sindacati per un confronto sui prossimi passi da compiere. In questi mesi si è discusso di tante cose ma «della nostra situazione non si è parlato, del fatto che non percepiamo un euro da giugno non si parla mai», lamentano alcuni dipendenti. «Anzi, ci corre l'obbligo di essere precisi: perché ad ottobre in realtà due giorni ce li hanno pagati. Ma tra tavoli e concordati nel frattempo qui nessuno sembra rendersi conto che noi non viviamo di aria e buoni propositi. Che ne sarà di noi?» I lavoratori sono nello sconforto, chiedono più considerazione, si auspicano un domani migliore che al momento, però, appare grigio: «Molti lavoratori hanno ricevuto lo sfratto perché non riescono a pagare l'affitto, altri sono emigrati in Inghilterra e qualcuno è addirittura costretto ad affrontare una grave crisi depressiva, conseguenza di questa situazione. Quanto dobbiamo aspettare ancora?» si chiedono i dipendenti dell'azienda ortonese. Per alcuni è colpa del Jobs Act, qualcun altro punta il dito contro il ministero, altri ancora incolpano le sigle sindacali e addirittura la Provincia. Tuttavia i lavoratori non vogliono invischiarsi in una sorta di clima di caccia alle streghe: il loro intento è solo di riuscire ad avere prospettive di una stabilità lavorativa e quindi economica. Quasi tutti ormai, eccetto i più giovani, passeranno a breve dalla cassa integrazione alla mobilità. Secondo le tempistiche previste poi, dovrebbero ricevere gli arretrati entro fine gennaio. Ma per chi vive un momento di grossa difficoltà quella data è ancora molto lontana e l'incertezza per le proprie condizioni regna sovrana: «Chi ci arriva a fine gennaio?», tuonano gli operai, «chiediamo un aiuto concreto prima, che ci consenta almeno di passare un Natale sereno».

