Tortura e uccide un cinghiale: denunciato

Tornareccio, 64enne si fa riprendere mentre infierisce sull’animale: incastrato dai video su Whatsapp
TORNARECCIO. Si fa riprendere mentre tortura e uccide un cinghiale. È stato incastrato grazie a due video fatti girare su Whatsapp un 64enne di Tornareccio, denunciato dai carabinieri forestali di Lanciano per maltrattamento e uccisione di animali e per esercizio della caccia con mezzi non consentiti. Le indagini sono partire dalle immagini cruente diffuse su Whatsapp, nelle quali si vede un uomo colpire ripetutamente con un bidente il cinghiale imprigionato a un laccio realizzato con un filo di ferro. La condotta ha arrecato all’animale gravissime sofferenze. Il cinghiale è stato finito con un coltello, passato all’uomo dal soggetto che effettuava le riprese. I carabinieri forestali, dopo aver analizzato con attenzione i dettagli contenuti nei due video, sono riusciti a risalire, in poco tempo, al punto esatto dove è avvenuto il fatto: le campagne di Tornareccio. In seguito, con l’ausilio dei carabinieri di Atessa, è stato individuato anche il responsabile del maltrattamento e dell’uccisione dell'animale: un 64enne di Tornareccio che ieri mattina, dopo essere stato sottoposto a perquisizione domiciliare e personale su disposizione del procuratore della Repubblica di Lanciano, ha confessato tutto. Sono stati sequestrati il bidente e il coltello utilizzati per torturare e uccidere l’animale, il laccio e i vestiti indossati dall’uomo durante i maltrattamenti. Le indagini continuano per risalire alla fonte del video. Il maltrattamento di animali è il reato previsto dall’articolo 544-ter del codice penale: “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da 3 mesi a 18 mesi o con la multa da 5 000 euro a 30 000 euro. La pena è aumentata della metà se dai fatti dal maltrattamento deriva la morte dell’animale”. Mentre è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni per il reato di uccisione di animali (articolo 544 bis c.p.) “chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale”. (m.d.n.)
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