Toschi, Savina & C. Chieti fa cinquina

La città “grandi nomi” con Legnini, Morgante e Marchionne
CHIETI. Con la nomina del generale Giorgio Toschi al vertice della Guardia di Finanza, Chieti centra la cinquina. Toschi a capo della Finanza, Luigi Savina, ex questore di Milano da febbraio vice capo vicario della Polizia, Barbara Morgante da dicembre al vertice di Trenitalia, Giovanni Legnini vice presidente del Csm e Sergio Marchionne a capo di Fiat e Ferrari. Forze dell’ordine, magistratura e mondo dell’impresa, tutti ambiti dove il nome di Chieti è associato all’eccellenza. Quella del manager di caratura internazionale che ha saputo tenere la barra dritta in importantissime operazioni come il matrimonio tra Fiat e Chrysler. Quella dell’avvocato che, partito da zero, ora si ritrova a capo dei giudici, grazie a un percorso che si è costruito tutto da solo con competenza e serietà. Quella della prima donna al vertice di Trenitalia, le cui capacità hanno sbaragliato qualsiasi concorrenza. Quella dello stimatissimo ex questore di Milano, ora al vertice della polizia, che ha arrestato criminali del calibro di Giovanni Brusca e “faccia d’angelo” Felice Maniero.
E quella del generale con la “fiamma gialla” nel dna (padre, zio e nonno in Finanza) e tre lauree nel cassetto. L’attaccamento a Chieti è ciò che lega tutti e cinque. Chi l’avrebbe detto, ad esempio, che il cavaliere del lavoro Marchionne, tra un volo a Detroit e uno a Torino, torna spessissimo in città, diremmo in incognito, per andare dalla madre, che vive a Colle dell’Ara. Anni fa, quando la Fiat ha varato la nuova Cinquecento, Marchionne andò in giro per l’Italia a visitare molte concessionarie Fiat e non mancò una tappa a Chieti. Si fermò da Giansante Auto e salutò i dipendenti. Tra loro c’era anche Stefano Giuliani che si presentò brevemente. Marchionne capì subito chi era e, in perfetto dialetto teatino, gli disse che lo ricordava come “il figlio di Giannino”, che aveva una concessionaria Fiat e poi una rivendita di motorini al Piano Sant’ Angelo. «Mio padre ha comprato dal tuo la sua prima Cinquecento», disse.
Legnini, il più noto fra i cinque grazie al suo impegno politico, va ancora a passeggio per corso Marrucino come faceva quando era un semplice avvocato. Solo che ora quando si ferma a salutare qualcuno lo fa sotto l’occhio attento di due carabinieri in borghese, la sua scorta. Man mano che collezionava importanti cariche politiche (senatore, onorevole e sottosegretario) è diventato sempre di più il punto di riferimento a Roma di Chieti e dell’intero Abruzzo.
Chi frequenta ambienti romani racconta di file di parlamentari, di opposto colore politico, davanti alla sua porta in cerca di un parere su questioni tecniche, prima che passasse al Consiglio superiore della magistratura. Ma a Chieti ti può capitare pure di incontrare l’amministratore delegato e direttore generale di Trenitalia con le buste della spesa che va a trovare la madre e pretende anche di cucinare lei.
Infatti, pure Barbara l’ex arbitro di pallacanestro dalla carriera impressionante torna spesso in città. Ed è lei a interpretare l’orgoglio teatino al femminile, la quota rosa della cinquina che rende fiera la città. Il commendator Savina, Gino per i teatini, dice apertamente che non vede l’ora di tornare a Chieti per farsi la passeggiata sul Corso e, quando è inverno, andare a sciare a Passolanciano con tappa obbligata a Mammarosa per mangiare pane e salsiccia. Riserbo tipicamente militare, unito a una personalità schietta, Toschi, generale di terza generazione (pure il padre e il nonno lo erano), che ha indagato sugli scandali del secolo, come il crac Parmalat, torna spesso in città per far visita ai parenti e, soprattutto, allo zio Gianfranco e al cugino Gianluca, cui è molto legato. (a.i.)

