Tra nobili e uomini di chiesa: così era la Chieti del ’700

CHIETI. Un incontro sulla Chieti del Settecento, considerata all’epoca una delle città più importanti del Regno di Napoli. L’appuntamento è in programma domani alle 17.30 nella biblioteca Bonincontro,...
CHIETI. Un incontro sulla Chieti del Settecento, considerata all’epoca una delle città più importanti del Regno di Napoli. L’appuntamento è in programma domani alle 17.30 nella biblioteca Bonincontro, in piazza San Pio X a Chieti Scalo. “Nobili, uomini di chiesa e abitanti di Chieti nel Settecento” il titolo dell’incontro che vede come relatore Aurelio Bigi. Nel corso del convegno Bigi tratterà anche su come era organizzata la chiesa dell’epoca, sulla massiccia presenza di sacerdoti nelle chiese teatine e di religiosi e religiose nei tanti conventi e monasteri, su come venivano nominati i parroci e gli arcivescovi. E ancora come funzionavano la sanità, l’istruzione e il sistema stradale, come Chieti fu ristrutturata e abbellita dopo il terremoto del 1706, le tante opere d’arte realizzate in questo secolo, la creazione del Miserere di Selecchy.
«“Chieti, la piccola Napoli”, veniva detto in quel periodo e a buon ragione», spiega Bigi. Vi abitavano ben 27 famiglie nobili (5 marchesi, 1 duca e 21 baroni) delle quali 18 nella parrocchia di San Giustino, 5 in quello di Sant’Agata e 2 ciascuna nelle parrocchie della Santa Trinità e Sant’Antonio. Erano 57 gli alti funzionari e dipendenti pubblici; 49 gli studenti e gli scolari, oltre ai seminaristi); 100 dediti alla difesa e sicurezza del territorio; 1002 lavoratori della terra, 583 artigiani, 145 commercianti, 372 domestici e 187 lavoratori nelle scuderie. Lo Stato allora non si occupava di attività assistenziale che era lasciata alla Chiesa, alle confraternite e alle persone di buona volontà. A Chieti vi erano 13 confraternite, 5 conservatori, un monte di pietà, un monte dei poveri, un ospedale ben funzionante, una ruota per i neonati non desiderati.

