Trabocchi senza ristorazione Incontro-verità del Comune

9 Giugno 2019

San Vito Chietino. Mercoledì, alle 21, riunione alla Marina con cittadini e interessati Delle quattro strutture sulla costa soltanto una è aperta: il San Giacomo, sul molo

SAN VITO CHIETINO. Fare chiarezza sul caso-trabocchi. Dopo l’inchiesta della Capitaneria sui presunti abusi edilizi commessi con gli ampliamenti delle cosiddette “macchine da pesca”, le polemiche divampate per la mancata riapertura di molte strutture - quelle dove sono state rilevate difformità edilizie non sanate - la nuova legge regionale che ne modifica le misure ma non concede sanatorie, l’amministrazione comunale ha deciso di tenere un dibattito pubblico, mercoledì 12 giugno alle 21, nella sala polivalente della Marina per incontrare i cittadini e far capire come stanno le cose.
Il Comune di San Vito ha 4 trabocchi che fanno attività di ristorazione, ma, al momento ne è aperto solo uno: il trabocco San Giacomo, sul molo. Gli altri tre sono chiusi per mancanza di autorizzazioni. Uno ha anche un’ordinanza di cessazione dell’attività. Il gestore del trabocco “Vento di Scirocco”, Giuliana Bucco, ha chiuso lunedì scorso e ha accusato anche il Comune di avere responsabilità in merito. «L’amministrazione sapeva dei controlli e il 20 febbraio è stata convocata dalla Capitaneria», dice Bucco, «ma non ha fermato le subconcessioni, mi ha fatto fare l’affitto e spendere soldi sapendo che non potevo aprire».
Il sindaco Emiliano Bozzelli, dopo l’ordinanza di cessazione dell’attività di ristorazione di una macchina da pesca, aveva spiegato che su di essa erano state rilevate una serie di violazioni: abuso edilizio, violazione delle concessioni demaniali e quindi anche danno erariale e mancata autorizzazione alla riapertura. Nonostante ciò, il trabocco aveva aperto e il Comune è stato “costretto” ad intervenire. Comune che si muove sul caso trabocchi seguendo tre cardini: rispetto della legalità, della identità, della sicurezza.
I tre trabocchi, quindi, restano chiusi perché privi di autorizzazione anche dopo la nuova legge approvata il 4 giugno scorso? Questa consente superfici massime di 210 metri quadrati (160 per il ristorante e 50 per cucina e bagno), permette il rilascio di autorizzazioni da parte dei Comuni, su richiesta del titolare del trabocco che deve avere tutte le carte in regola, e cioè «l’attestazione di un tecnico abilitato e la sussistenza di condizioni di sicurezza, igiene e salubrità della struttura, in relazione al numero massimo di persone ospitabili», che sono 60. Ma chi non è in regola, per ottenere l’autorizzazione dovrà ripristinare lo stato dei luoghi e sanare i presunti abusi commessi. Non ci sono deroghe o sanatorie. Mercoledì quindi l’incontro per capire come risolvere i problemi perché l’obiettivo dell’amministrazione è di far aprire i trabocchi, non di chiuderli. (t.d.r.)
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