Traffico rifiuti, Colanzi dal Gip

Inchiesta Terre d’Oro: dal giudice l’imprenditore della Emoter, la moglie, il figlio e due dipendenti
CHIETI. Saranno interrogati questa mattina dal giudice per le indagini preliminari dell’Aquila Guendalina Buccella, gli imprenditori Filippo Colanzi, la moglie Carmen Pinti, e Gianluca Milillo e Massimiliano Di Cintio, della società Emoter, agli arresti domiciliari per traffico illecito di rifiuti, nella inchiesta denominata “Terre d’oro”. La giudice sentirà in sede di interrogatorio di garanzia, anche il figlio dell’imprenditore Colanzi, Emauele, 25 anni, raggiunto da una misura iterdittiva di divieto temporaneo di esercizio di impresa. I quattro dovranno spiegare di un movimento di rifiuti speciali per 406mila metri cubi, prelevati da cantieri dell’Ikea, del Villaggio Mediterraneo e di Decathlon e scaricati senza autorizzazione nell’area metropolitana Chieti-Pescara. Rifiuti che, secondo l’accusa fruttarono 3 milioni di euro, che hanno creato altrettante discariche abusive e che invece avrebbero dovuto essere smaltiti in siti autorizzati come la Deco di Di Zio, la Toto o a Colle Cese di Spoltore. Ma la difesa degli principali indagati, rappresentata dall’avvocato Marco Femminella, ha già una sua linea ben precisa. «Quei rifiuti non erano speciali né pericolosi», dice il legale teatino, «si tratta solamente di terra, di un sottoprodotto caratterizzato e per questo non inquinato. L’unica irregolarità che hanno fatto i miei assistiti è di natura amministrativa, per non aver comunicato il movimento di questa terra al Comune o di averlo fatto in ritardo. Irregolarità che per una interpretazione eccessiva della legge fa regredire il rifiuto in residuo. Tutto qua».
Nelle indagini condotte dagli uomini e donne della Forestale di Pescara e dalla squadra mobile dello stesso capoluogo adriatico, coordinata dal vicequestore Pierfrancesco Muriana ci sono anche altri 20 indagati tra i quali il sindaco di Chieti Umberto Di Primio, travolto dall’inchiesta per alcune intercettazioni telefoniche che sorprendono il primo cittadino in un colloquio con l’imprenditore Enzo Perilli, indagato anche lui e titolare della società Akka che promette di finanziare la campagna elettorale per le prossime elezioni di primavera, in cambio delle autorizzazioni per costruire il Megalò 3 su quel terreno ceduto Colanzi dove sono state scaricate già tonnellate di terra e pietre. Autorizzazioni che agli atti già risultano.
Ma le indagini hanno sviluppi che valicano i confini regionali dopo gli arresti di quattro imprenditori e dipendenti Emoter, Piefrancesco Muriana hanno infatti perquisito le società Campania Felix srl, con sede legale in via Gramsci a Napoli e unità locale a Vallemare di Cepagatti, e le altre società, tutte napoletane, Appalti e Servizi srl e Atlantide srl, con sede allo stesso civico 3 di via Bausan, la Sealand Logistic Solutions, al civico 11 di via Gramsci, praticamente lo stesso della Campania Felix dove la polizia ha trovato anche la quinta società, Efori srl.
I collegamenti diretti o attraverso parenti di Perilli sarebbero già stati accertati. Quel Perilli che ha la duplice veste di indagato sia nell’inchiesta madre sul traffico illegale d’inerti, per 500mila tonnellate, da parte dell’Emoter dei Colanzi, sia nel fascicolo stralcio sulla presunta corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio (l’autorizzazione a costruire il Megalò 3 su una montagna di terra di riporto) insieme al sindaco Di Primio e al segretario dell’Autorità di Bacino, Michele Colistro.(k.g.)
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