«Tralicci, il Comune perde 600mila euro»

Associazione teatina viene in possesso delle carte di Terna sull’ecoristoro E scopre che l’ente rischia di dover restituire la somma pagata dal colosso
CHIETI. Il Comune di Chieti rischia di perdere l'ecoristoro di Terna da 600mila euro e di dover restituire la prima tranche già erogata di 300mila euro se non sarà in grado di rendicontare le spese per opere di riqualificazione ambientale come ristoro per la popolazione per la presenza di alcuni piloni dell’elettrodotto Villanova-Gissi nel territorio comunale.
E' l'allarme lanciato dall'associazione Team Extraa che per voce di Danilo Primiterra e Matteo Cantamaglia evidenzia un pericolo concreto: «Oltre al danno della presenza nel territorio comunale di un elettrodotto ad altissima tensione - spiegano Primiterra e Cantamaglia - si rischia che ci sia anche la beffa di non poter avere alcun beneficio, almeno economico e in termini di opere pubbliche, per la popolazione».
LA RENDICONTAZIONE. Terna ha già scritto due volte al Comune di Chieti nella persona del sindaco, Umberto Di Primio, per richiedere le carte di cui ha bisogno a seguito dell’erogazione della prima tranche di ecoristoro e per garantirsi che la seconda tranche andrà a buon fine. Il responsabile dell'unità di concertazione della società elettrica, Pietro Vicentini, ha ricordato all’ente, il 9 giugno 2014, a distanza di un anno esatto dalla prima erogazione di 300mila euro, che "l'amministrazione comunale di Chieti deve ancora rendicontare le spese sostenute per opere di riqualificazione". La documentazione, ricorda ancora Terna due anni fa, "deve contenere la relazione tecnica dello stato di avanzamento dei lavori, le fatture dei lavori già effettuati e una dichiarazione del rappresentante legale del Comune che attesti che le spese in oggetto siano state sostenute nell'ambito dell'attuazione della convenzione in oggetto".
Ancora, Terna si fa viva con il Comune nel febbraio scorso. Nella lettera non solo si ricorda che la prima tranche di 300mila euro è già stata erogata, ma si sottolinea l'entrata in esercizio dell'elettrodotto il 31 gennaio 2016. Questo significa che, in base alla convenzione stipulata, Terna è disposta a erogare all'amministrazione comunale la seconda e ultima tranche da 300mila euro "previa ricezione di idonea documentazione certificativa di tutte le spese sostenute per le opere di riqualificazione territoriale concordate".
LE SCADENZE. C'è una data limite a cui il Comune deve attenersi per non rischiare di restituire i 300mila euro già erogati, ed è il 10 giugno 2016.
A ricordarlo è la stessa società elettrica nell'ultima lettera inviata al Comune: «Il Comune dovrà rendicontare le spese sostenute associate all'anticipo già erogato da Terna entro 3 anni dallo stesso anticipo, ovvero il 10 giugno 2016. Qualora entro tale scadenza non pervenga la citata rendicontazione, la scrivente procederà con la richiesta di restituzione delle somme già erogate».
Altra scadenza impellente è quella del 31 luglio 2017, giorno entro il quale il Comune deve «completare le opere compensative e trasmettere la documentazione giustificativa a Terna». A partire da quel giorno infatti saranno passati 18 mesi dall'entrata in esercizio dell'infrastruttura e, come previsto dall'accordo tra Terna e Comune, "la convenzione cesserà la propria validità". Ciò significa che Terna dovrà liquidare solo le spese rendicontate entro quella data. Sempre che si riesca a spendere qualcosa e a produrre le carte necessarie.
L'ALLARME DI TEAM EXTRAA. «Appare difficile - scrivono Primiterra e Cantagallo - che le ottemperanze vengano rispettate visto che non si evidenziano opere di riqualificazione che possano compensare l’impatto ambientale che un’infrastruttura di tale portata ha sul territorio». Non si sa con certezza se i lavori ci sono, sono in fase di appalto o siano in procinto della posa della prima pietra. «È assolutamente necessario - chiarisce tuttavia l'associazione - che il Comune abbia messo in opera tali lavori. La restituzione di somme già messe a bilancio sarebbe un disastro per un Comune già in dissesto finanziario».

