Tre condanne per gli assalti con le bombe

Inflitte pene fino a 8 anni e 4 mesi con il rito abbreviato. Riconosciuta l’esistenza di un’associazione per delinquere
CHIETI. Arrivano le prime tre condanne per la banda foggiana che assaltava con le bombe i bancomat del Chietino, terrorizzando interi paesi con esplosioni notturne così potenti da sventrare istituti di credito e uffici postali.
LE CONDANNE
Il giudice Morena Susi ha inflitto 8 anni e 4 mesi di reclusione e 28.400 euro di multa ad Angelo Dibartolomeo, 6 anni e 24.000 euro di multa a Carlo Grossi e 2 anni e 600 euro di multa a Sabri Yermani. I primi due sono stati riconosciuti colpevoli anche del reato di associazione per delinquere, come da richiesta del pubblico ministero Giancarlo Ciani, che ha coordinato le indagini dei carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Chieti. La sentenza è arrivata con il rito abbreviato: significa che gli imputati hanno beneficiato dello sconto di un terzo della pena. Altri cinque presunti componenti della gang, invece, sono stati rinviati a giudizio: saranno processati con il rito ordinario (prima udienza il prossimo 5 luglio) Riccardo Masciavè (35), Girolamo Rondella (36), Giandomenico Palmieri (38), Roberto Russo (23) e Marco Conversano (28).
GLI ATTACCHI NOTTURNI
La sentenza di primo grado, pronunciata ieri pomeriggio, ha stabilito che Dibartolomeo e Grossi, rispettivamente di 36 e 33 anni, appartenevano a un’associazione per delinquere finalizzata al furto di autovetture e alla fabbricazione, detenzione, porto e utilizzo in luogo pubblico di ordigni esplosivi rudimentali, le cosiddette «marmotte», per depredare gli sportelli automatici; bombe capaci di proiettare schegge anche a 35 metri di distanza. Dibartolomeo è stato condannato per aver partecipato nel 2021 ai furti – che hanno fruttato oltre 73mila euro – alla Bper di Miglianico, alle Poste di Villa San Vincenzo di Guardiagrele e alla Bcc di Canosa Sannita (tentato). Gli ultimi due raid sono stati compiuti anche da Grossi. Entrambi sono stati invece assolti per un episodio avvenuto a Miglianico, mentre per alcuni furti d’auto – propedeutici agli assalti – è stato dichiarato il non doversi procedere per difetto di querela (è l’effetto della legge Cartabia). Quanto a Yermani, 31 anni, è finito nei guai per essersi appropriato, insieme ai complici, di un’Alfa Romeo Giulietta. Dibartolomeo e Grossi dovranno risarcire, in separata sede, Banca Bper e Poste Italiane, che si sono costituite parte civile. Gli imputati, assistiti dagli avvocati Alfonso Schiavone e Francesco Americo, presenteranno ricorso in appello.
LA BASE OPERATIVA
Il covo della banda era un appartamento di Francavilla al Mare, sulla statale 16, nelle disponibilità di Dibartolomeo: una vera e propria base operativa dove gli imputati sono sempre transitati per l’organizzazione logistica, per il furto delle auto staffetta, per nascondersi subito dopo i colpi e per calcolare i tempi delle azioni criminali durante i sopralluoghi preliminari agli assalti. A incastrarli sono stati le immagini delle telecamere di sorveglianza nelle aree dei furti, il Dna prelevato sui reperti, il cui esito è stato comparato con i profili genetici presenti nella banca dati nazionale, e l’esame informatico dei gps delle auto impiegate per i raid.
I PRIMI ARRESTI
I sospetti si sono indirizzati verso il gruppo di criminali foggiani dopo il furto al bancomat di Fara San Martino, avvenuto il 9 ottobre 2021, durante il quale un residente di 78 anni si è affacciato dal balcone e ha sparato contro i ladri, colpendo Grossi a un fianco. I complici hanno accompagnato il ferito all’ospedale di Vasto: ricostruendo il tragitto, analizzando le immagini delle telecamere, raccogliendo le testimonianze in ospedale e trovando il Dna di Grossi su una delle auto utilizzate per la fuga, i carabinieri di Lanciano sono arrivati anche a Rondella, Yermani e Dibartolomeo.
TUTTE LE PROVE
A quel punto, i carabinieri hanno proceduto a ritroso nel ricollegare agli indagati anche altri assalti agli sportelli automatici avvenuti, in precedenza, in comuni limitrofi. Attraverso l’analisi dei tabulati telefonici sono emersi i contatti costanti di Dibartolomeo e Rondella con Masciavè e, a catena, quelli con gli altri indiziati. È così venuto fuori che quest’ultimo ha affittato a noleggio a Cerignola una Fiat Tipo, poi usata per raggiungere i luoghi in cui si sono verificate le azioni criminali, come conferma il gps di cui l’auto è dotata. I gravi indizi di colpevolezza emersi con l’analisi delle celle telefoniche agganciate dalle utenze degli indagati – ha riassunto il giudice per le indagini preliminari Andrea Di Berardino – si combinano con i gps, installati sulla vettura «inequivocabilmente noleggiata da Masciavè», nonché su quelle rubate e utilizzate per raggiungere gli Atm; con la prova filmata della presenza, sui luoghi dei reati, delle automobili personali di Conversano, di Yermani e di Rondella; con il profilo genetico di Grossi isolato su un guanto e su un passamontagna, rispettivamente rinvenuti all’interno delle Alfa Romeo Giulietta (da qui il nome dell’operazione, Juliet) impiegate per fuggire dopo gli attacchi di Canosa e Guardiagrele.

