Tre giorni dedicati al genocidio dimenticato

25 Settembre 2018

Appuntamenti dell’ateneo a Chieti, Lanciano e Pescara per ricordare lo sterminio nazista di rom e sinti

CHIETI. Lo hanno chiamato il genocidio dimenticato. Sullo sterminio dei rom e dei sinti ad opera del regime nazista è calato subito il silenzio. Persino l’Onu, nell’istituire il Giorno della Memoria per le vittime dell’Olocausto, non ha citato rom e sinti. Della morte di almeno 500mila zingari (secondo le stime ufficiali, ma il numero potrebbe essere anche il doppio) si parlerà invece nei tre appuntamenti organizzati dall’ateneo d’Annunzio in collaborazione con il Comune di Lanciano, l’associazione Art in Lab e la sezione frentana dell’Anpi (l’associazione dei partigiani). Si parte con il concerto di domenica prossima nella sala consiliare del Comune di Pescara con il Gospel Sound Machine. Giovedì 4 ottobre ci sarà invece il convegno internazionale al campus teatino e il giorno dopo, alle 11,30 nel parco delle Memorie di Lanciano, ci sarà l’inaugurazione del monumento dedicato allo sterminio. A presentare le iniziative sono stati il prorettore Stefano Trinchese, il sindaco di Lanciano Mario Pupillo, la presidente dell’associazione Art in Lab Elisabetta Fazzini, il portavoce della cultura romanì Santino Spinelli, il presidente dell’Anpi di Lanciano Maria Saveria Borrelli e lo scultore che ha realizzato il monumento Tonino Santeusanio. È prevista anche la redazione di un documento ufficiale che smentisca esplicitamente ogni fondamento scientifico del Manifesto della razza e condanni ogni forma di discriminazione su base etnica. Con la redazione di questo documento il convegno all’università di Chieti si trasformerà in una «Norimberga accademica». Nel senso che, spiega Spinelli, «ci sarà un riscatto del mondo universitario nei confronti del popolo romanì, nell’80esimo anniversario delle leggi razziali che ebbero anche l’avallo di diversi docenti universitari dell’epoca». Spinelli, che con il suo Alexian Group sarà ospite del concerto gospel di domenica diretto da Paolo Zenni, da figlio di un internato dai fascisti ha ricordato non solo tutto quello che ha dovuto subire suo padre, ma anche il fatto che negli anni avvenire non sia mai arrivata una parola di scuse. Come se lo sterminio (in lingua rom chiamato “Samudaripen”, termine che significa “tutti morti”) non ci fosse mai stato. (a.i.)