Tre giovani diventano sacerdoti: pronti a servire

Don Nicholas, don Carlo e don Luigi raccontano le storie della vocazione L’ordinazione con Forte a San Giustino: «Non abbiate paura di Dio»
CHIETI . Don Nicholas ha 27 anni, don Carlo e don Luigi ne hanno 26. Giovedì prossimo alle 17, nella chiesa di San Giustino, saranno ordinati sacerdoti dall’arcivescovo Bruno Forte. Don Nicholas andrà ad Archi, don Carlo a Palombaro, don Luigi a Bomba e Pennadomo. Per loro, dopo la vocazione e le prime esperienze nelle parrocchie, inizia un nuovo cammino: saranno don Nicholas, don Carlo e don Luigi i punti di riferimento delle comunità. «Diventare sacerdote non significa diventare un supereroe o prendere un posto di rilievo nella società, ma mettersi al servizio di chi ce lo chiede, e a volte non è semplice», dice don Nicholas Di Crescenzo, originario di Guardiagrele.
A pochi giorni, dall’ordinazione, i parroci raccontano le loro storie e affidano le proprie emozioni al periodico della diocesi, “Il nuovo amico del Popolo”. Ai giovani come loro che sentono la chiamata di Dio, i tre sacerdoti chiedono di «non avere paura»: «La paura proviene dal male. Come dice il proverbio: “Chi non rischia, non rosica”. Ecco, allora», dice don Carlo Di Francesco, di Cupello, «rischia per Gesù e con Gesù. Lui non ci abbandona». «Fidarsi di Gesù», dice don Luigi Genovesi, nativo di Fara San Martino e poi adottato da Atessa, «i dubbi possono essere tanti e si può non essere compresi ma la gioia di seguire il Signore è più forte di ogni cosa».
Don Nicholas racconta i suoi inizi: «Da piccolo ho sempre frequentato la chiesa, facendo il chierichetto insieme ad altri miei amici, ma crescendo mi sono allontanato, attratto dal mondo e dalla vita che iniziava ad essere più interessante. Man a mano però, soprattutto all’università, ho sperimentato il vuoto che neanche una compagnia riusciva a colmare. Dopo le lezioni», dice il parroco, «andavo nella chiesa di San Luigi a Pescara per fuggire dal caos frenetico dell’ateneo e cercare un po’ di pace e provare ad ascoltare quel vuoto che faceva sempre più rumore. Arrivato alla presa di coscienza che quel rumore aveva un preciso nome, Dio, ho chiesto aiuto al mio parroco che mi ha accompagnato e aiutato ad ascoltarmi».
Don Carlo racconta: «Tutto è iniziato da un “dialogo” d’amore con Gesù. A dicembre del 2009 parlando con don Nicola Florio, da poco entrato in parrocchia come nuovo parroco, espressi il desiderio di volermi confessare e decidemmo per il 4 gennaio 2010, una data che non potrò mai cancellare dal mio cuore. Dopo questa confessio- ne cominciai a conoscere di più Gesù, che per me era diventato un compagno di viaggio. Più mi avvicinavo all’infinito amore del Signore e più conoscevo me stesso nei grandi doni che seminava nel mio cuore». «La storia della mia vocazione è coincisa con la storia della mia vita», dice don Luigi, «la famiglia è stata il grembo nel quale ho sentito parlare per la prima volta di Gesù. Mia madre me ne ha sempre parlato. È stata un esempio di fede, di impegno in parrocchia e di preghiera. Invece, mio padre è stato un esempio di carità. Quella carità vera che non prova pietà per chi è nel bisogno ma sa accogliere e donare senza risparmiare nulla». (cr.ch.)

