Tre indagati per la morte dell’operaio

Aperta l’inchiesta per omicidio colposo: sotto accusa il responsabile della sicurezza e i rappresentanti legali di due ditte
ORTONA. Sono tre gli indagati per la morte dell’operaio 59enne Ridvan Meizini, che nel primo pomeriggio di lunedì ha perso la vita nell’incidente verificatosi sulla banchina di riva del porto di Ortona. Si tratta di un responsabile della sicurezza prevenzione infortuni e di due rappresentanti legali di altrettante ditte. Una è l’Ortona Navi International, la società per la quale l’operaio lavorava, l’altra è la So.ge.nav, che gestiva l’area demaniale in cui si è verificato l’incidente. Subito dopo i fatti è stata aperta un’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Marika Ponziani che ha disposto il sequestro del container adibito a magazzino, eseguito dalla Guardia costiera di Ortona diretta dal comandante Giuseppe Marzano.
Si indaga per omicidio colposo, un atto dovuto per approfondire il caso ed accertare eventuali responsabilità. L’operaio, residente a Villa Caldari da circa trent’anni ma originario del Kosovo, si trovava all'interno di un container-magazzino che aveva un’autorizzazione provvisoria, quando è rimasto schiacciato dal crollo di una scaffalatura. A nulla sono serviti i soccorsi posti in essere dalla Capitaneria di porto, i carabinieri, i vigili del fuoco ed il 118 che ha fatto atterrare sul posto anche un elicottero. Ieri mattina il medico legale Cristian D’Ovidio ha provveduto ad effettuare l’autopsia sul corpo della vittima. Dall’esame è emerso che la morte è stata dovuta ad un’insufficienza respiratoria acuta per trauma toracico chiuso. È risultato, quindi, ciò che già si era profilato in sede di ispezione, e cioè che il trauma toracico ha comportato una tale immobilizzazione da causare l’impossibilità per l’operaio di respirare. L’autopsia, pertanto, ha consentito di escludere patologie che avrebbero potuto essere motivo del decesso. La morte è riconducibile ad un incidente sul lavoro.
I legali difensori della famiglia della vittima, gli avvocati Roberto Serafini, Paolo Serafini e Angela Santoni, hanno chiesto di precisare se la morte sia stata istantanea o meno. In tal senso dall’autopsia è emerso che il decesso è stato rapido, ma c’è la volontà da parte dei familiari di capire se ci potesse essere anche solo la minima possibilità di salvare l’uomo. Il medico legale Cristian D’Ovidio ha effettuato inoltre i prelievi ai fini istologi e farà degli esami microscopici. Entro sessanta giorni depositerà la perizia alla procura della Repubblica di Chieti. La salma è stata rilasciata ai familiari, ancora increduli per l’accaduto e addolorati così come tutta la comunità di Caldari, dove l’uomo era ben voluto. Meizini lascia una moglie e quattro figli che ora attendono di dargli l’ultimo saluto.
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