Tre minori arrestati, il giudice: «Seguivano le regole del branco»

Le motivazioni sui provvedimenti adottati per i giovani di 15 e 17 anni: «Così possono essere fermati» Il gip: «Il gruppo voleva imporsi e avere una reputazione, avanzando pretese verso altri coetanei»
ORTONA . Seguivano la legge del branco. Ed è necessaria una risposta giudiziaria adeguata perché la baby gang che ha terrorizzato diversi ragazzini a Ortona non può pensare che quella legge prevalga sulle regole dello Stato. È questo il senso dell’ordinanza di custodia cautelare con la quale il giudice del tribunale dei minorenni dell’Aquila ha disposto l’arresto di tre giovanissimi con le accuse di stalking, tentata rapina e lesioni personali. Un quarto è stato invece denunciato dai carabinieri della compagnia di Ortona guidati dal capitano Luigi Grella. Bastavano futili motivi per rendersi protagonisti di aggressioni verso altri coetanei ritenuti più deboli. Vittime prescelte erano due ragazzi che, invitati in caserma con i loro genitori, hanno avuto il coraggio di mettere a verbale gli episodi.
«Le dinamiche descritte», si legge nell’ordinanza di applicazione delle misure cautelari emesso dal giudice, «evidenziano un intento di imporre e conservare la reputazione del gruppo, i cui partecipanti impongono le loro pretese ad altri giovani, ottenendo soddisfazione mediante una capacità intimidatoria che non può non avere origine in episodi in cui i dinieghi di chi intendeva resistere sono stati seguiti da reazioni potenzialmente o effettivamente lesive». Il gip ripercorre quindi la personalità degli indagati, evidenziandone il loro coinvolgimento in altri episodi di rilievo: appare evidente la concorsualità tra gli stessi e l’effettiva appartenenza al gruppo con la consapevolezza di quanto commesso, per cui si è resa necessaria interrompere la loro azione criminosa con le incisive misure. «In tali condizioni», dice infatti il giudice, «si deve ritenere che una risposta giudiziaria eccessivamente blanda, ove posta in relazione alla giovane età degli indagati e alla correlata esperienza, potrebbe avere effetti estremamente nocivi sul processo volitivo, consolidando la sensazione della prevalenza di quell’ordinamento su quello statuale».
Poi il giudice puntualizza: «L’indicato rapporto tra risposta giudiziaria ed esigenza di prevenzione non assume alcuna funzione rieducativa; ciò che rileva sono le valutazioni prognostiche sul processo volitivo, che inducono a temere il consolidamento e rafforzamento della determinazione criminosa per effetto del successo della condotta illecita o della levità delle conseguenze pregiudizievoli». Per questo motivo uno dei tre arrestati, di 17 anni, è stato collocato in una comunità. Gli altri due, di appena 15 anni, sono finiti ai domiciliari nelle proprie abitazioni.
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