Treglio, biomasse e sansificio inquinanti: il giudice condanna i titolari

17 Luglio 2017

Antonio ed Enrico Vecere dovranno anche risarcire i danni al Comune e all'associazione Nuovo Senso Civico. Sentenza pilota in Abruzzo e in Italia

LANCIANO. Otto mesi di reclusione da convertire in una pena pecuniaria di 65mila euro per Antonio Vecere, quattro mesi per suo figlio Enrico oppure il pagamento di 45mila euro e altri 27mila euro di risarcimento per il Comune di Treglio, più il pagamento di 4mila euro a titolo di onorario dei legali e 600 euro di spese correnti, oltre ad un risarcimento economico riconosciuto a Nuovo Senso Civico, associazione già costituitasi parte civile, da stabilire in sede civile. La sentenza di condanna in primo grado nei confronti degli amministratori delegati del sansificio e della centrale a biomasse Gct srl di Treglio emessa ieri dal giudice Andrea Belli è destinata a fare scuola ed è una delle pietre miliari dei movimenti ambientalisti e la vittoria della battaglia ingaggiata tre anni fa dal Comune di Treglio per il diritto a respirare un'aria più pulita. Per la prima volta nella storia d'Abruzzo, e una delle primissime in Italia dove sentenze del genere hanno riguardato aziende che lavorano sottoprodotti agricoli, come riferisce il tecnico di Nsc, Tommaso Giambuzzi, un tribunale ha accertato che il sansificio inquina (questo genere di impianti erano comunque classificati come industrie insalubri di prima classe) e che, cosa che marca la differenza in questo tipo di processi a sfondo ambientale, emette fumi inquinanti fuori dai limiti consentiti. Dopo la sentenza il sindaco di Treglio, Massimiliano Berghella, ha dichiarato: «Avevamo ragione ad aver fiducia nella magistratura e qualità delle indagini che hanno portato a un risultato conforme alle aspettative. Fatta chiarezza su problemi che denunciavamo da tempo. Grande vittoria per Treglio, cittadini e per Nsc che si è sempre battuta». (d.d.l.)

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