Trenta aziende vincono la causa contro il Consorzio

I giudici annullano l’aumento dei contributi per la manutenzione delle strade «L’ente avrebbe dovuto spiegare i motivi che hanno portato alle modifiche»
CHIETI. Trenta imprese vincono la causa contro il Consorzio industriale Chieti-Pescara che aveva inviato alle aziende cartelle di pagamento per un totale di 450mila euro. Il Tar, infatti, dà ragione alle ditte che hanno impugnato gli aumenti delle tariffe applicate dal Consorzio per la manutenzione di strade, luci e aiuole. I giudici amministrativi, nella sentenza pubblicata ieri, definiscono «opaco» il metodo utilizzato dall’ente.
Per riepilogare la vicenda, bisogna tornare allo scorso anno. L’obiettivo del Consorzio, in liquidazione dal 2015 e alle prese con debiti milionari, è incamerare 450mila euro, fondi che, secondo il piano del commissario Camillo D’Angelo, sarebbero necessari a garantire la manutenzione ordinaria di strade, luci e aiuole: lavori quotidiani che il Consorzio non riesce ad assicurare tempestivamente a causa delle casse vuote. Ma la risposta delle imprese ai bollettini sta in un ricorso collettivo al Tar: le ditte non vogliono pagare le quote perché, così recita il ricorso, il Consorzio non garantirebbe affatto la manutenzione ordinaria. Diverse ditte sono di Ortona: nelle contrade Alboreto e Sant’Elena, di competenza del Consorzio, l’asfalto è dissestato, i lampioni non ci sono e tra le erbacce si ammassano i rifiuti abbandonati. Tanto che l’assessore ortonese alle attività produttive, Francesco Falcone, definisce «inopportuna» e «ingiusta» la richiesta di fondi del Consorzio. Per l’ente, tentare di incrementare le entrate è una strada obbligata di fronte a una «grave crisi economica e finanziaria» tra debiti e 20 milioni di euro di contenziosi pendenti a causa degli espropri mai pagati per la realizzazione dell’asse attrezzato e per la costruzione di un’incompiuta, il Parco scientifico e tecnologico in contrada Selvaiezzi.
Arriviamo così alla sentenza di ieri. «Il Consorzio, pur nel rispetto dell’autonomia che caratterizza la potestà impositiva, è tenuto ad indicare le sopravvenienze giuridiche o fattuali in base alle quali ha ritenuto di dover procedere alla modificazione dei contributi consortili», scrive il Tar (presidente Renata Emma Ianigro, consiglieri Massimiliano Balloriani e Rosanna Perilli). Le imprese si sono trovate «esposte al rischio concreto di vedersi aumentare in maniera incontrollabile la contribuzione, senza neppure la previsione di un limite massimo». Il ricorso delle aziende va accolto considerando «la genericità e la mancata individuazione di criteri oggettivi per la definizione dei contributi consortili». Dev’essere dunque annullato il «Regolamento per la determinazione, ripartizione e riscossione dei corrispettivi dei servizi essenziali generali forniti dal Consorzio negli agglomerati industriali».

