«Tribunale è presidio essenziale di legalità»

24 Marzo 2016

Il maxi processo per droga fa rilanciare la richiesta di salvare la struttura, l’appello di Del Prete

VASTO. Fuoco, vendette trasversali, agguati e ferimenti. Quello raccontato da Lorenzo Cozzolino, il collaboratore di giustizia dell’ operazione “Adriatico” è uno spaccato drammatico e cruento. Spesso è lui il protagonista. Altre volte la moglie, Italia Belsole, e la figlia Giovanna. Due, secondo il suo racconto, sono gli agguati compiuti a Vasto dalle due donne e coperti dalla complicità di Lorenza Cozzolino: uno, l’8 giugno 2008, contro Ferdinando Bevilacqua, l’altro il 13 luglio contro Carmine Bevilacqua. Cozzolino ha raccontato di avere inviato moglie e figlia sul luogo dell’attentato. Al processo, celebrato martedì a Vasto, i due Bevilacqua erano parti lese. Difesi dagli avvocati Raffaele Giacomucci e Giovanni Cerella sono comunque coinvolti ed hanno chiesto il rito abbreviato. Saranno giudicati a giugno all’Aquila con lo stesso Cozzolino. Martedì però hanno ricevuto una sorpresa: il tribunale ha disposto la trasmissione degli atti in copia delle loro dichiarazioni alla Procura, ravvisando il reato di falsa testimonianza. La stessa cosa è stata disposta per Mario Zaccardi. «Dimostreremo che i Bevilacqua hanno detto la verità subito dopo il processo di giugno», annuncia Giacomucci. Le vicende rivelate dall’operazione Adriatico hanno scosso gli animi di molti politici e spinto diversi amministratori a chiedere al Ministero la sopravvivenza del tribunale vastese. «È un presidio di legalità indispensabile al territorio. Come si può pensare ancora alla soppressione di un tribunale come questo, in un territorio che ha competenza in processi importanti come quello che martedì ha visto la pronuncia di una sentenza con quasi 300 anni di carcere per gli imputati?», chiede Nicola Del Prete, consigliere comunale di Vasto 2016. Il consigliere riprende, poi, le dichiarazioni del presidente del tribunale, Bruno Giangiacomo, perché non passino in sordina: «Abbiamo celebrato un processo con 38 udienze, che costituisce un unicum non solo per Vasto ma per l’intero Abruzzo, perché questo è il primo procedimento con sentenza per 416 bis che si è svolto in un tribunale del territorio regionale. Ciò, se da un lato può destare allarme per la derivazione in loco di una associazione camorristica, dall’altro si può tranquillamente affermare che gli anticorpi hanno funzionato alla perfezione», ha detto Giangiacomo. L’auspicio di Del Prete è che queste dichiarazioni arrivino ai vertici della politica. (p.c.)