Tribunali da chiudere, è scontro «Da Lanciano proposta assurda»

15 Giugno 2021

Il presidente del palazzo di giustizia frentano chiede di sopprimere quello di Chieti e apre la polemica Campli: no a spinte campanilistiche. Gli avvocati: ipotesi contraria alla legge. Il sindaco: è una boutade

CHIETI. A innescare lo scontro istituzionale sono state le parole del presidente del tribunale di Lanciano, Riccardo Audino, che ha invitato a chiudere il palazzo di giustizia di Chieti e a salvare quello frentano, per il quale la legge prevede la soppressione già da settembre dell’anno prossimo. Quelle frasi, pronunciate la scorsa settimana durante un convegno, hanno avuto l’effetto di aprire una polemica che, inevitabilmente, si è estesa ben oltre le aule di giustizia, provocando le reazioni anche dell’amministrazione comunale teatina e degli avvocati, che parlano di «ipotesi assurda, oltre che contraria alla legge».
L’INTERVENTO Nel dettaglio, sono state queste le parole di Audino: «Io credo che non ha senso svuotare la provincia di due piccoli tribunali (Lanciano e Vasto; ndr) per accorparli a Chieti, quando poi Chieti sta a dieci minuti di macchina da Pescara. Non vedo perché non possa essere toccato Chieti: vedrei meglio lasciare Lanciano come tribunale provinciale, al quale accorpare Chieti e Vasto, magari come sezioni distaccate».
IL PRESIDENTE CAMPLI Sentito sull’argomento, il presidente del tribunale di Chieti Guido Campli si è limitato a dichiarare: «Quello della soppressione dei tribunali infraprovinciali d’Abruzzo è un problema grave che merita di essere discusso evitando spinte campanilistiche e battute di spirito, meglio se partendo dall’attuale assetto normativo per esplorare soluzioni concretamente praticabili, senza confondere l’efficacia del sistema giustizia con la mera presenza sul territorio di presidi giudiziari sottodimensionati rispetto alle unità minime di efficienza».
GLI AVVOCATI «Comprendo che si tratti di una mera provocazione, ma è bene sottolineare che l’ipotesi di sopprimere il tribunale di Chieti, oltre che assurda, è contraria alla legge», ha detto Goffredo Tatozzi, presidente dell’Ordine degli avvocati teatini. «Quello di Chieti non soltanto è un tribunale provinciale, e in quanto tale accorpante, ma può vantare standard di efficienza e funzionalità molto alti, come dimostrano gli ultimi dati statistici che ci ha comunicato il presidente Campli».
COVID E GIUSTIZIA A Chieti il Covid non ha fermato la giustizia. Tutt’altro. «Addirittura, nell’anno della pandemia, è aumentato il numero delle decisioni», prosegue l’avvocato Tatozzi. «Dallo scorso 12 maggio non sono stati disposti rinvii d’ufficio: la maggior parte dei processi sono celebrati in presenza, c’è stato un ampio ricorso alla trattazione cartolare, è stato creato il cosiddetto sistema del doppio binario per l’accesso alle cancellerie, è stato implementato il sistema telematico anche con la creazione dell’ufficio per il Trattamento informatizzato degli atti processuali (Tiap). L’organico dei giudici e dei cancellieri è al completo, tanto che spesso dei magistrati sono assegnati temporaneamente ai tribunali subprovinciali. I processi e le cause si celebrano tutti i giorni senza assembramenti e si arriva alle decisioni, sia nel civile che nel penale, in tempi assai ridotti, con beneficio, ovviamente, per tutti gli avvocati teatini. Numeri alla mano, possiamo affermare che il tribunale di Chieti non solo funziona, ma funziona molto bene: una sua eventuale chiusura è francamente inimmaginabile, anche tenendo in considerazione i dati statistici. Peraltro, posso confermare che sono in corso continue interlocuzioni con l’amministrazione comunale e il presidente Campli per individuare soluzioni logistiche che possano risolvere tutti gli attuali problemi infrastrutturali. Rigettiamo con forza, dunque, ogni eventuale ipotesi che non sia conferme alla legge attualmente in vigore. La questione verrà portata all’esame del prossimo consiglio dell’Ordine».
IL SINDACO Sul tema è intervenuto anche il sindaco di Chieti, Diego Ferrara: «È una battuta simpatica, ma non possiamo che considerare una boutade l’esternazione del presidente del tribunale di Lanciano circa le sorti di quello di Chieti. Altro non potrebbe essere, considerato che stiamo comunque parlando di un capoluogo di provincia, che ha delle precise funzioni da assicurare e mantenere, ma anche da recuperare, a fronte delle perdite subite in questi anni e affinché torni a essere il riferimento territoriale che merita non solo per la presenza delle istituzioni, ma anche su altri fronti quali le funzioni connesse ai servizi, alla sanità, all’economia, alle infrastrutture e anche alla cultura, considerato il suo patrimonio. Siamo convinti che i presidi territoriali, soprattutto dopo la pandemia, debbano essere tutti conservati, al fine di rispondere alle maggiori istanze della comunità e del territorio rimaste purtroppo ferme a causa dell’emergenza sanitaria. Un fronte unico mi risulta già esista in tal senso e inviterei a mantenere le ragioni sul piano puramente istituzionale, evitando prese di posizione che potrebbero risultare impropriamente di campanile. Il nostro riferimento deve essere sempre e in ogni caso il bene comune: in nome e per conto delle comunità, ritengo sia più proficuo dialogare con chi decide e farlo a beneficio di tutti e non a discapito di qualcuno».