Trinchese: troppa fretta di sostituire il dg Del Vecchio

Il direttore di Lettere scrive al vertice della D’Annunzio in vista della riunione del Cda e del Senato Chiede di soprassedere alla nomina del direttore vicario e di revocare la sospensione per De Carolis
CHIETI. Nel giorno del Senato accademico e del Cda per nominare il sostituto del direttore generale, arriva l’appello di Stefano Trinchese a non prendere decisioni affrettate e «forzare il corso degli eventi».
Il direttore del Dipartimento di Lettere scrive al decano Michele Vacca, a Senato accademico e Cda e, per conoscenza, anche al Miur, e si dice preoccupato per le decisioni che l’attuale vertice universitario sta affrontando in questo delicatissimo momento. Due su tutte: la nomina del sostituto del dg di Filippo Del Vecchio (sospeso per sei mesi dal tribunale) e il provvedimento disciplinare a carico di Goffredo De Carolis che tutto l’ateneo, o quasi, avevano chiesto di ritirare. Partendo dalla prima questione, Trinchese chiede perché tanta fretta: «Su cosa si basa la necessità di procedere, in maniera serrata, alla designazione di un facente funzioni alla Direzione generale, soprattutto in un orizzonte temporale ormai ristretto alla fase dell’elezione di un nuovo rettore?». Le elezioni per la nomina del successore del dimissionario Carmine Di Ilio dovrebbero tenersi a maggio e Trinchese è uno dei sei candidati rettore. Ma questa volta, dice il professore, non parla come candidato ma interviene come persona «preoccupata per il bene comune». Nulla da dire sulla persona individuata per ricoprire il ruolo, funzionario «assolutamente fuori discussione quanto a credibilità e capacità e che gode, anzi, della mia incondizionata fiducia», il problema è che l’università non avendo figure dirigenziali, non dispone di dipendenti in grado di ricoprire l’incarico secondo la normativa vigente. Tanto più che domani Vacca deve presentarsi a Roma, convocato dal direttore generale del Miur Daniele Livon, per affrontare queste problematiche: «Vacca», chiede Trinchese, «dovrebbe presentarsi in quella sede con una decisione di merito, assunta con tutta urgenza appena il giorno prima? So bene che non è questa l'intenzione di alcuno di Voi, ma tale potrebbe essere l'impressione che se ne trarrebbe, col rischio di non trovarsi in linea con indicazioni ministeriali eventualmente difformi. Si potrebbe profilare allora, uno scenario tale da reiterare quelle "(...)innumerevoli possibili altre iniziative tese a mantenere lo status quo e dunque un sistema fondato su presunti abusi e falsi(...)", come si legge letteralmente nel dispositivo di interdizione dei nostri vertici». E dunque, s’interroga il professore, «perché forzare a tutti i costi il corso degli eventi, in assenza di necessità obiettive e oggettive, per giunta richiedendo un parere legale di parte e dunque di natura privatistica? Perché non adire, semmai, un parere "supra partes" all'Avvocatura dello Stato, ovvero un quesito ministeriale, per di più a titolo non oneroso, anche perché in presenza di contenziosi irrisolti tra la persona individuata e il nostro ateneo». Tutto questo mentre da Senato e direttori di dipartimento erano arrivate indicazioni, secondo Trinchese, piuttosto chiare: «Si è deciso, in maniera a mio avviso piuttosto forzata, di non dar seguito ai chiari desiderata già espressi nel merito dai direttori di dipartimento, che rappresentano i docenti. Analogamente, è stata disattesa la volontà del Senato, in ordine all'individuazione di una figura dotata di tutti i requisiti, come da norma, per la funzione dirigenziale, con tutte le conseguenze che potrebbero derivarne in termini di possibili contenziosi. Ma in un momento di forte incertezza istituzionale, saggezza suggerirebbe che si soprassedesse a una decisione fra l'altro poco o punto condivisa dalla maggioranza del corpo docente», una decisione, per il direttore di Lettere non solo «forzata» ma pure «imprudente, anche agli occhi di osservatori esterni e attenti».
Quanto al caso De Carolis, Trinchese chiede «perché non ottemperare immediatamente al completo proscioglimento del senatore accademico», visto che il decano «aveva manifestato ai direttori di dipartimento un'intenzione assolutoria» e il Senato «aveva avvalorato tale intenzione». Il professore non si spiega per quale ragione, in sostanza, il Cda ha voluto invece subordinare «il proprio parere alla decisione finale da parte dell'autorità inquirente». La sensazione, chiude Trinchese, «è quella di memoria gattopardesca: aver cercato di cambiare tutto, per non cambiare nulla».
Intanto per questa mattina è fissato il Senato accademico e per oggi pomeriggio il Consiglio d’amministrazione ai quali è destinato l’appello di Trinchese.

