Truffa Aston Martin, ritirata la denuncia al ristoratore

Domani a Ortona il processo a Cicchini, ma il parrucchiere Di Lizio crede nella sua buona fede
CHIETI. Che fine ha fatto l’Aston Martin della truffa, per ora presunta, al famoso parrucchiere di Francavilla al Mare, Fiorenzo Di Lizio? E’ uno dei misteri che aleggia sul processo che domani si conclude a Ortona, davanti al giudice Antonella Redaelli. Una cosa è certa alla vigilia della sentenza: l’imputato eccellente, il ristoratore pescarese dei vip, Michele Cicchini, proprietario del Sea River, può vantare un consistente punto a suo favore.
La parte civile, cioè Di Lizio, assistita dall’avvocato Italo Colaneri, ha infatti ritirato la denuncia-querela nei suoi confronti. A dir la verità lo ha fatto da diverso tempo, ma solo ora la decisione della presunta vittima assume un valore sostanziale, anche se il reato di truffa contestato a Cicchini e ai pugliesi Antonio Pedone, di 43 anni, e Alessandro Losapio, di 38, entrambi di Bisceglie, procede d’ufficio. Ma sembra che Di Lizio creda nella buona fede del ristoratore. Questi, per la procura, avrebbe messo in contatto tra di loro il parrucchiere con i due pugliesi per la compravendita di un’Aston Martin Db9, del valore di mercato all’epoca di 148mila euro. Era il 2010. I tre si accordano sulla cifra di 143mila euro; Di Lizio consegnò una prima tranche in contanti a Pedone di 20mila euro e, il 25 maggio 2010, una seconda parte di 70mila euro, sotto forma di assegno circolare emesso dalla filiale francavillese di una nota banca, all’altro imputato Losapio, sedicente titolare della concessionaria Lambocar. Ma il parrucchiere attese invano fino al mese di luglio dello stesso anno la consegna della supercar che invece svanì nel nulla o prese un’altra via magari finendo nel garage di qualche noto professionista dell’area metropolitana. Ma che cosa c’entra Cicchini? Lo chiarirà la sentenza di domani anche se la difesa, rappresentata dall’avvocato Lamberto Di Pentima, ci tiene a dire della remissione di querela, che avrà un suo peso specifico sulla decisione del giudice. E aggiunge, Di Pentima, che il ristoratore non ha percepito neppure un euro dalla vendita fantasma dell’auto da sogni. Cicchini, in sintesi, si limitò a far conoscere presunto truffato, che all’epoca gli era amico, e presunti truffatori, di cui lui ignorava le intenzioni. Accadde una sera al Sea River, come potrebbe accadere ogni sera e con chiunque. Senza che per questo il titolare del ristorante dei vip sia un complice. (l.c.)
@ RIPRODUZIONE RISERVATA

