Truffa da 10 milioni alla Honda, imputati assolti per prescrizione

11 Novembre 2022

Si chiude il processo all’ex vicepresidente Di Lorenzo, a due suoi figli e ad altri 3 manager dell’indotto Soddisfatto il difensore La Morgia che valuta l’eventuale appello «per non aver commesso il fatto»

LANCIANO. Assolti per prescrizione del reato. Cala il sipario sul maxi processo Honda Italia che ha visto imputati l’ex direttore dello stabilimento di Atessa e vicepresidente di Honda Italia Silvio Di Lorenzo (72 anni), i figli Matteo Romolo (44 anni) e Francesco (41 anni) e i manager di aziende dell’indotto Honda, Pietro Rosica (63 anni), Gabriele Domenico Scalzi (53 anni) e Antonio Di Francesco (68 anni), accusati di una maxi truffa ai danni dell’azienda nipponica con sede ad Atessa, per circa 10 milioni di euro avvenuta tra il 2007 e il 2012. Il giudice Maria Teresa Pesca ha emesso la sentenza con cui ha dichiarato l’estinzione del reato per intervenuta prescrizione per gli imputati e ha poi stabilito il non doversi procedere nei confronti di Giovanna Piera Maesa, moglie di Di Lorenzo, purtroppo deceduta nel corso del processo. A Di Lorenzo era contestata anche la rivelazione del segreto professionale: estinzione per prescrizione anche di questo reato.
«Sono soddisfatto della sentenza e contento di aver chiuso questa vicenda», commenta l’avvocato Augusto La Morgia, legale del principale imputato Di Lorenzo, «adesso attenderò le motivazioni tra 90 giorni per valutare di fare appello per avere un’assoluzione ampia, nel merito, per non aver commesso il fatto». Ma una assoluzione ampia, perché il fatto non sussiste, tutti gli imputati l’avevano già ottenuta in udienza preliminare nel 2018 (due le udienze gup saltate nel 2017) per l’accusa più grave: associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni della Honda Italia. In sede di dibattimento, aperto nell’estate 2019, già alcune presunte truffe contestate erano prescritte, ne restavano altre in piedi ora chiuse definitivamente.
Secondo il sistema ricostruito dalla Procura di Lanciano e dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Chieti che fece le indagini, Di Lorenzo si sarebbe costruito, assieme ad altri soci, ingiusti profitti sulle spalle della Honda. Avrebbe assicurato servizi e la fornitura di beni alla multinazionale da società che facevano capo a lui, ai familiari. Avrebbe anche autorizzato pagamenti a favore di aziende a lui vicine per scopi personali. Un modus operandi ben preciso, fatto di 4 fasi che andavano dall’acquisizione da parte di familiari e prestanome di quote di società che avrebbero poi eseguito servizi alla Honda che li avrebbe pagati, senza neanche ottenerli realmente. Di Lorenzo rispondeva anche del reato di rivelazione del segreto professionale “perché, in qualità di vicepresidente Honda, aveva notizie segrete relative ai contratti che dovevano essere stipulati dalla società con fornitori e li rivelava a profitto proprio e degli associati tramite mail”.
Gli imputati hanno sempre respinto le accuse e Di Lorenzo ha sostenuto di aver agito nel solo ed esclusivo interesse della Honda e che le scelte e le decisioni aziendali non le prendeva da solo. Tutte accuse ormai estinte.
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