Truffa da 27 milioni di euro, 4 indagati

12 Dicembre 2020

Scoperti i falsi mediatori finanziari, le vittime sono 133: «Hanno intascato ricchi anticipi dietro la promessa di guadagni»

SAN SALVO. Attività abusiva di mediazione creditizia, truffa pluriaggravata e sostituzione di persona. Sono le accuse contestate a 4 falsi mediatori che avrebbero promesso 27 milioni di finanziamento mai concessi a 133 vittime. Ieri mattina i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Pescara, al comando del colonnello Luca Lauro, hanno dato esecuzione, ad un’ordinanza di applicazione della misura cautelare emessa dal gip del Tribunale di Novara nei confronti dei 4. Uno risiede in Piemonte, due in Abruzzo, rispettivamente a Francavilla al Mare e San Salvo. Un quarto, invece, è di Bresso (Milano). A San Salvo, come nelle altre località coinvolte, non è sfuggita la presenza delle fiamme gialle che hanno perquisito le abitazioni degli indagati. I finanzieri hanno notificato agli accusati un provvedimento del giudice che dispone l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Le indagini sulla vicenda non sono ancora concluse. La decisione del giudice è arrivata tuttavia a fronte dei risultati già ottenuti. Le complesse indagini sono state eseguite dalle fiamme gialle di Pescara, e comunicate sia alle Procure abruzzesi che per competenza territoriale alla Procura della Repubblica di Novara, che ha contestato agli indagati il reato di associazione a delinquere con la finalità di commettere i reati di abusiva attività di mediazione creditizia, truffa pluriaggravata e sostituzione di persona. In sostanza, gli indagati, pur non essendo iscritti nell’elenco dei mediatori creditizi e senza alcuna abilitazione di legge, hanno esercitato abusivamente l'attività di mediazione creditizia nei confronti di almeno 133 vittime (ma le persone truffate potrebbero essere molte di più), promettendo finanziamenti, che poi non sono stati concessi. L'ammontare della truffa accertata è di 26.993.000 euro. «I quattro», annota la guardia di finanza, «nel proporre e promettere finanziamenti, richiedevano in acconto alle vittime. Per ottenere la loro fiducia ricorrevano ad una serie di raggiri. Utilizzando documentazione bancaria artefatta e falsi contratti assicurativi, riuscivano ad ottenere sostanziosi importi a titolo di anticipazioni di spese di gestione. In diverse occasioni, hanno utilizzato la denominazione di veri istituti di credito svizzeri e della Repubblica Ceca nonché quella di una nota compagnia assicurativa. Il sistema degli illeciti era ben collaudato e gli indagati, per ostacolare la reazione e la difesa delle vittime e assicurarsi comunque gli ingiusti profitti, hanno interposto una società di diritto elvetico, formalmente rappresentata da un cittadino svizzero. Gli investigatori hanno quantificato in 540.475 euro l’illecito profitto, «frutto della falsa attività di mediazione creditizia e truffa commessa in diverse regioni».