Truffa dei falsi incidenti, indagati in 25

Scoperte le simulazioni ideate da due avvocati e da un finto legale: sotto accusa trenta sinistri con auto intestate a prestanomi
LANCIANO. Simulavano incidenti stradali con macchine intestate a prestanomi o indicando targhe di autovetture prese a caso. Poi presentavano all’assicurazione una finta denuncia corredata di certificati medici falsificati e dichiarazioni di testimoni compiacenti. Sono 25 gli indagati per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e al falso, appartenenti all’area frentana e alle province di Chieti e Pescara. È il risultato dell’inchiesta su una presunta truffa alle assicurazioni, partita da Lanciano e condotta dalla polizia stradale.
Falsi incidenti stradali, centinaia di certificati medici falsificati, danni materiali simulati sui veicoli e decine di testimonianze false: è quanto hanno raccolto, fin dai primi mesi del 2018, gli agenti della polizia stradale di Chieti, agli ordini del vice questore aggiunto Fabio Polichetti, e in particolar modo del distaccamento di Lanciano. Un’indagine coordinata all'inizio dalla Procura di Lanciano e poi trasferita per competenza territoriale a Pescara. Il pm Andrea Di Giovanni si appresta a firmare le richieste di rinvio a giudizio. L’indagine è partita da una serie di denunce presentate dalle compagnie di assicurazioni, Cattolica e Unipol, insospettite da un aumento esponenziale di richieste di risarcimento danni, a causa di alcuni incidenti che sin da subito si presentavano dubbi.
Dal 2012 al 2018 sono stati scoperti più di 30 falsi incidenti in vari punti della provincia: Chieti Scalo, Lanciano, Ortona, Francavilla. In alcuni casi, come a Rocca San Giovanni, sono state presentate anche false denunce di furti d’auto, sempre allo scopo di ottenere il risarcimento da parte della compagnia assicurativa. L’incidente veniva simulato con autovetture intestate a prestanomi o, in alcuni casi, indicando targhe di autovetture prese a caso, e intestate quindi a persone ignare di tutto. A capo dell’organizzazione, secondo le accuse, ci sono un avvocato di Pescara, un finto legale, F.C., e un avvocato, P.C., radiato dall’albo. Gli ultimi due sono già finiti anche nella prima indagine, gemella a questa della Stradale e condotta dalla polizia postale. Altri soggetti, sempre di Pescara, avevano poi il compito di reclutare persone disposte per pochi soldi ad intestarsi le macchine o a diventare testimoni dei falsi incidenti stradali. «Questi», sottolinea la polizia stradale, «venivano spesso ideati all’interno di studi legali compiacenti». Il legale, anche attraverso false testimonianze, presentava denuncia di sinistro all’assicurazione. Le indagini hanno accertato anche la connivenza di alcuni periti assicurativi “infedeli”, i quali davano i “giusti consigli” al fine di ottenere i risarcimenti dalle compagnie assicurative. «Manca una testimonianza forte», scriveva uno di questi all’avvocato, che subito si premurava di costruirla a tavolino.
Nell’organizzazione c’era anche un carrozziere, disposto a sostituire il parafango buono con quello ammaccato in vista della perizia. A completare il tutto le false lesioni, da 10 giorni fino a 3 mesi di malattia per colpi di frusta. In ogni auto “incidentata” figuravano almeno 2-3 componenti della stessa famiglia, per ottenere indennizzi più corposi, anche 10-15mila euro a incidente. L’organizzazione era talmente strutturata da essere in grado di esibire anche falsi certificati medici, alterando o falsificando quelli autentici. «Abbiamo sentito a verbale più di venti medici e fisioterapisti», sottolinea Renato Menna, comandante della Stradale di Lanciano, «intestatari di quei certificati, ma che non hanno riconosciuto le loro firme e hanno sporto querela. Questo sistema di truffa si basa su falsi certificati e false testimonianze, davanti ai quali le assicurazioni preferiscono pagare per evitare contenziosi».

