Truffa dei gioielli, medico sotto accusa

La professionista acquista un bracciale e un crocifisso d’oro: paga con un assegno ma poi ne denuncia lo smarrimento
CHIETI. Medico al mattino, truffatrice di gioielli il pomeriggio. È la doppia vita di una dottoressa teatina, A.M.P., 64 anni, finita sotto processo davanti al giudice del tribunale di Chieti Chiara Di Gerio. Adesso la professionista rischia una condanna pesante, perché è stata ulteriormente inguaiata da una perizia calligrafica. La vittima, il proprietario di un’oreficeria di Chieti Scalo, ha deciso invece di andare fino in fondo. Dopo essere caduto nel tranello, il commerciante si è costituito parte civile – attraverso l’avvocato Alfredo Trama – e ora chiede i danni, oltre che una provvisionale. Per la sentenza bisognerà attendere il prossimo 19 novembre.
Nel frattempo, la denuncia presentata dal gioielliere davanti ai poliziotti della squadra mobile è utile per ripercorrere una storia che si trascina avanti ormai da anni. «Il 18 giugno del 2016», ha spiegato la vittima, che gestisce l’attività insieme alla moglie, «si è presentata nel nostro negozio la dottoressa A.M.P. che, peraltro, è una nostra vecchia cliente. In quella circostanza, ha acquistato un bracciale da donna e un piccolo crocifisso, entrambi in oro giallo. E ha tenuto a precisare che li avrebbe regalati alla sua madrina e al coniuge per la festa dei cinquant’anni di matrimonio. Considerata la conoscenza che da anni abbiamo con lei, per la prima volta ci siamo convinti ad accettare in pagamento un assegno di conto corrente bancario. L’importo totale della spesa era di 1.150 euro: la dottoressa, in presenza mia e di mia moglie, ha tirato fuori dalla borsa un carnet di assegni e ne ha compilato uno in ogni sua parte. Non solo: la cliente ha chiesto di poter postdatare l’assegno al 28 giugno, assicurando che quel giorno il conto sarebbe stato coperto». Ma, quando l’assegno è stato messo all’incasso, è arrivata la brutta sorpresa: «Il 29 giugno mi ha telefonato un funzionario della mia banca per darmi la notizia che l’assegno in questione risultava oggetto di smarrimento e, pertanto, sarebbe stato mandato dal notaio per il protesto. In un primo momento, ho provato a risolvere bonariamente la vicenda: ho tentato di rintracciare la dottoressa sia tramite amicizie comuni che recandomi personalmente a casa sua, dove però non l’ho trovata. Peraltro, il numero di telefono che mi aveva lasciato non risultava attivo». Così l’imputata è finita alla sbarra non solo per truffa, ma anche per calunnia, perché – denunciando lo smarrimento dell’assegno in questura – si è procurata «l’ingiusto profitto» dei gioielli di cui era venuta in possesso e ha simulato il reato di ricettazione nei confronti del gioielliere.
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