Truffa dei maiali, annullata l’ordinanza

Il tribunale del riesame accoglie il ricorso di Colaneri difensore dell’indagato bucchianichese
BUCCHIANICO. Nelle intercettazioni che hanno portato a scoprire una presunta truffa con assegni falsi per comprare 40 maiali, lui è tirato in ballo dagli altri indagati ma non ha mai telefonato né ricevuto chiamate. È per questo che il tribunale del Riesame dell’Aquila ha annullato la misura cautelare dell’obbligo di dimora, scattata il 10 marzo scorso, a carico di Stefano D’Orazio, 27 anni di Bucchianico. Per i carabinieri di Montesilvano, D’Orazio aveva il compito di trasportare gli animali sui camion e per questo era chiamato «Schumacher» dagli altri indagati. La misura era stata emessa insieme a due arresti domiciliari per una presunta truffa da quasi 20 mila euro, messa a segno tra gennaio e febbraio scorso, ai danni di due imprenditori agricoli, uno di Collecorvino e l’altro di Morro d’Oro.
D’Orazio, difeso dall’avvocato Italo Colaneri di Chieti, è stato l’unico a presentare istanza al Riesame. Secondo la decisione del tribunale, mancano «gravi indizi di colpevolezza a carico di D’Orazio in relazione alla sua partecipazione all’associazione criminale e al concorso nella truffa». Secondo i giudici, dalle intercettazione emerge solo che D’Orazio abbia provveduto al trasporto e alla custodia dei maiali ma non che abbia venduto gli animali ai ricettatori. Dice il tribunale: «Non ci sono elementi da cui desumere che D’Orazio fosse a conoscenza delle modalità fraudolente con cui i maiali erano stati acquistati». E poi, sottolinea il tribunale, che D’Orazio è proprietario di una stalla e di professione è allevatore e trasportatore. Di conseguenza, D’Orazio ha agito in «buona fede».
Oltre ai due agli arresti domiciliari e a D’Orazio, gli altri coinvolti sono tre, tutti all’obbligo di dimora. Gli animali acquistati erano tenuti in diverse stalle tra Collecorvino e Montesilvano e, secondo i carabinieri, erano destinati alla vendita abusiva: per essere allevati in quanto ancora piccoli oppure uccisi e rivenduti come carne pregiata. I carabinieri sono riusciti a recuperare 16 maiali attraverso dei controlli a sorpresa e a restituirli all’imprenditore teramano. Gli altri 24, invece, erano stati già piazzati.

