Turista colpita e uccisa dal masso La difesa: «Assolvete i 4 imputati»

Arringhe ieri in tribunale a Chieti per la morte nel 2019 di Sandra Zanchini, 56 anni, di Ravenna L’avvocato Femminella: «La vittima ha affrontato il percorso conscia dei rischi che poteva correre»
FARA SAN MARTINO. Assoluzione dall'accusa di omicidio colposo perché il fatto non sussiste. Lo hanno chiesto le difese dei quattro imputati - l'ex sindaco di Fara San Martino, Carlo De Vitis, il responsabile dell’ufficio tecnico comunale Enrico Del Pizzo, Claudio D’Emilio e Luciano Di Martino, rispettivamente ex legale rappresentante e direttore del Parco della Maiella, la guida turistica Simone Barletta - a processo per la morte di Sandra Zanchini, la turista 56enne di Ravenna colpita e uccisa da un masso lungo il sentiero per le Gole di Fara San Martino. La Procura di Chieti, nella precedente udienza di gennaio, aveva chiesto un anno e sei mesi ciascuno per i primi tre imputati e l'assoluzione per la guida turistica. La sentenza è attesa per il prossimo 23 maggio.
«C'era un'alta esposizione della vittima al rischio», dichiara l'avvocato Marco Femminella, che assiste l'ex sindaco De Vitis e Del Pizzo, «la quale, a parer nostro, ha affrontato il percorso conscia dei rischi che poteva correre. Davanti al cartello di “caduta massi” che era all'inizio del percorso, non nel punto in cui è avvenuto l'incidente, nessuno quel giorno è tornato indietro. In un percorso di media-montagna è noto che delle precauzioni vanno prese. Un pubblico amministratore non può assumersi una responsabilità indiscriminata».
Nell'udienza di ieri, nel tribunale di Chieti, le parti civili, ovvero i familiari della vittima rappresentati dall'avvocato Filippo Zamponi, hanno invece ribadito la richiesta che venga riconosciuta la responsabilità penale per quella che, al contrario, non ritengono sia stata una fatalità. Era il 22 giugno 2019 quando Sandra Zanchini, durante un'escursione con un gruppo di amici di Ravenna, venne colpita alla testa da un masso che si staccò dalla parete rocciosa, durante una improvvisa turbolenza. La turista morì dieci giorni dopo in ospedale. «Nonostante la piena consapevolezza di quelli che erano gli elementi di rischio, nessuno è intervenuto a mettere in sicurezza il sito delle Gole», sostiene l'avvocato Zamponi, «non mancavano spie d'allarme, provvedimenti di chiusura e riapertura, segnalazioni di testimoni. Il rischio non si era mai concretizzato prima solo per pura fortuna, ma in più occasioni la tragedia era stata sfiorata. Le possibilità di intervento c'erano, anche a basso costo. Non siamo in un percorso di alta montagna, impervio, dedicato appunto a persone esperte. È questo il messaggio che abbiamo cercato di far capire: era un percorso agevole, dedicato a tutti, scolaresche, famiglie con bambini, persone attempate, senza bisogno apparentemente di nessuna attrezzatura, salvo poi scoprire, purtroppo tragicamente, che in realtà i pericoli concreti ed effettivi non mancavano».
Le parti civili hanno chiesto una provvisionale di 500mila euro. «Mi scoccia far passare la morte di mia moglie come una fatalità, penso di doverlo a Sandra, che era una persona previdente», dice il marito Davide Baiocchi, «se avesse saputo, sarebbe stata la prima a non andare. Ha pagato lei per tutti: adesso la gente lo sa che lì c'è un rischio, adesso ci sono i cartelli e si indossano i caschetti».
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