Turista morta per un masso, al processo sfilano gli esperti

15 Giugno 2022

FARA SAN MARTINO. Hanno sostenuto la tesi che il sentiero verso le Gole di San Martino fosse un tratto di «pericolosità notevole» i testi di parte civile, ascoltati lunedì nel processo per la morte...

FARA SAN MARTINO. Hanno sostenuto la tesi che il sentiero verso le Gole di San Martino fosse un tratto di «pericolosità notevole» i testi di parte civile, ascoltati lunedì nel processo per la morte di Sandra Zanchini, la turista 56enne di Ravenna deceduta 10 giorni dopo essere stata colpita da un masso. L'incidente avvenne il 22 giugno 2019. Nel tribunale di Chieti si sta svolgendo il processo per omicidio colposo con cinque imputati. L'avvocato Filippo Zamponi, che rappresenta la famiglia della vittima, ha chiamato a deporre l'ingegnere Stefano Caricasulo, il geologo Alberto Bolognesi, una turista ravennate del gruppo di cui faceva parte anche la Zanchini, la sorella di ques'ultima e un carabiniere della stazione di Palombaro che quel giorno intervenne sul luogo dell'incidente. Come sempre presente in aula anche il marito della vittima, Davide Baiocchi. Il sentiero che porta alle Gole di Fara San Martino, da cui si è staccato il masso fatale, è, oggi come allora, frequentato da tante persone: un aggravante per la parte civile, che batte sulla carenza di segnaletica e informazioni sulla pericolosità della zona, mentre per la difesa è la dimostrazione che la morte della turista è stata una fatalità. Prossima udienza il 27. (s.so.)
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