Tutti in fila in piazza a mangiare le sagne per i riti di San Vitale

San Salvo. Al via la festa patronale con la sfilata delle some Il sindaco Magnacca: speriamo in un anno di prosperità
SAN SALVO. Partenza da via Tobagi alle 8,30, per poi passare per via Grasceta, via Istonia e via Duca Degli Abruzzi. È il tragitto della sfilata delle some, dei 42 trattori e della banda, che ieri, come ogni anno, ha dato inizio ai festeggiamenti in onore del patrono della città, San Vitale. Si continua poi su corso Garibaldi, piazza San Vitale, via della Chiesa, via Fontana, Corso Umberto I, per poi tornare su via Roma e procedere nuovamente su via Istonia, via dello Stadio, via San Rocco, via Madonna delle Grazie, via Trignina fino ad arrivare al Mulino di via Gargheta. Con sosta per la benedizione impartita da don Raimondo Artese alla presenza del comitato, di cittadini e del sindaco Tiziana Magnacca.
UN PO’ DI STORIA. “Le sagne" nascono come pasto offerto ai conduttori dei cavalli quando questi portavano il grano (“le some”) al mulino comunale Pantanella, nei pressi dell’attuale sottopassaggio ferroviario per la Marina; mentre i “taralli” stanno a ricordare il pranzo offerto al popolo. Altri ritengono invece che siano proprio “le sagne” l’eredità di quel pranzo e che i “taralli” costituiscano una sorta di pane, la ricompensa, per chi ha ben lavorato, elemento contemporaneamente simbolico nella cultura del cristianesimo, in quanto inteso come ricompensa divina per chi ha ben operato nella vita. Una tradizione che risale al 1745, anno in cui le reliquie di San Vitale raggiunsero da Roma la chiesa di San Giuseppe a San Salvo.
LE SAGNE. L’impasto viene fatto con l’aiuto di una impastatrice. Le masse impastate, vengono poste al centro di enormi tavoli. Poi si tagliano dei pezzi, che vengono rilavorati, fino a quando non diventano lisci. Si prendono poi “l’cannilli” (mattarelli con dimensioni diverse rispetto a quelli normalmente in commercio), e con questi si stende la pasta, fino ad uno spessore di circa un paio di millimetri. Queste maxi sfoglie di circa 70/80 cm di diametro, arrotolate a quei mattarelli vengono srotolate su apposite “tavole” predisposte per l’occasione e cosparse di farina per evitare che si attacchino. Dopo aver fatto riposare le sfoglie, e prima che diventino troppo asciutte, si procede al taglio a mano delle sagnitelle. La particolarità di questa pasta è proprio la loro lavorazione manuale. La stesura e il taglio di mani diverse, la rendono una pasta non uniforme, ma proprio per questo riesce a esaltare il sapore del sugo. Le sagne sono preparate da donne volontarie e vengono bollite nei tradizionali “cottori” di rame, che quest’anno sono sette. Il condimento tradizionale è di solo pomodoro che consiste in un ragù piuttosto leggero e sul piatto si spolvera anche del formaggio grattugiato.
LA DISTRIBUZIONE. Al termine della sfilata si raggiunge piazza Vitale Artese, dove alle 12, vengono distribuite e consumate le sagnitelle in un pranzo collettivo a cui partecipano tutti i cittadini. Dopo il lavoro dei giorni scorsi per la preparazione dei taralli, i volontari dal giorno prima fino alla mattina stessa, nella palestra di via De Vito, hanno iniziato a lavorare l’impasto e preparare il piatto della tradizione locale. Migliaia i cittadini in fila per ricevere la loro porzione, ma qualcuno non si accontenta solo di un piatto. In molti portano con sé contenitori per riportare a casa le sagnitelle. Tra cibo e musica i festeggiamenti in onore del patrono continuano per tutto il pomeriggio.
I COMMENTI. Ha partecipato alla manifestazione anche il sindaco Tiziana Magnacca che ha collaborato con i volontari nella distribuzione alla cittadinanza delle sagnitelle. «Questa è la tradizione che più di tutte mette insieme la città di San Salvo», afferma, «che si è rinnovata grazie ai volontari che hanno ammassato i taralli e le sagnitelle. Vogliamo augurarci che anche quest’anno, con la benedizione di San Vitale, sia un anno pieno di prosperità e di benessere per questa meravigliosa città». Uno degli impegni dell’amministrazione comunale è quello di coinvolgere la cittadinanza e farla conoscere al di fuori delle mura cittadine. «È un impegno che è stato preso dal precedente assessore alla cultura, Giovanni Artese, e che sta portando avanti l’attuale assessore Maria Travaglini, cercando anche di seminare queste tradizioni tra i più piccoli facendo capire loro quanto sia importante poterli vedere tra qualche anno tra i tavoli da lavoro», continua il primo cittadino. Insieme ai volontari anche il parroco don Raimondo Artese. «Proviamo ogni anno a rinnovare questa tradizione», commenta il parroco, «possa essere un simbolo per i giovani. Sarebbe bello se questa festa, invece di essere a volte un motivo per ubriacarsi ed esagerare, possa essere un momento di condivisione da vivere in pace e serenità limitando queste esagerazioni».
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