Tutti insieme per le donne: così fermiamo la violenza

Sette centri si uniscono e lanciano l’appello: la Regione si muova, sì a case rifugio Le richieste di Antigone: stop ai proclami politici, ora serve impegno quotidiano
CHIETI. I centri antiviolenza abruzzesi si uniscono e chiedono alla Regione maggiore impegno nella lotta contro la violenza sulle donne. Antigone, il coordinamento regionale dei centri antiviolenza con sede a Chieti, scrive una lettera aperta al presidente Marco Marsilio chiedendo di aprire un dialogo più proficuo con l’amministrazione regionale. Tutto questo all’indomani della giornata nazionale contro la violenza sulle donne, che ha visto il mondo della politica, in maniera trasversale e a tutti i livelli, fare proclami e assicurare sostegno. Il coordinamento Antigone è nato il 30 giugno scorso e ha sede per i primi tre anni a Chieti. È formato da sette centri regionali che rappresentano la quasi totalità delle associazioni del settore. Ne fanno parte il centro antiviolenza Alpha di Chieti, gestito da Marialaura Di Loreto, il centro Ananke diretto da Doriana Gagliardone, Be Free presieduto da Oria Gargano, il centro Donatella Tellini presieduto da Simona Giannangeli, Donn-è coordinato da Sara Di Rado, la cooperativa Horizon Service presieduta da Laura Di Nicola e il centro Non sei sola diretto da Lara Di Paolo.
Ieri nella sede della cooperativa Alpha, Di Loreto e Gagliardone, in collegamento telematico con Giannangeli, hanno illustrato il contenuto della lettera aperta. Il settore è finanziato grazie alle legge regionale 31 del 2006, ma il finanziamento complessivo di 100mila euro è stato giudicato insufficiente, soprattutto se si pensa, come sottolineato in conferenza stampa, che la Regione spende 150mila euro per le sole spese di facchinaggio. «In questo momento storico», si legge nella lettera aperta a Marsilio, «al quale si è aggiunta anche l’emergenza sanitaria causata dalla pandemia da Covid-19, non è più sufficiente affidarsi alla buona volontà di un apparato amministrativo che fatica a reggere l’impatto, non ci accontentiamo dei proclami politici, ma ravvisiamo l’assoluta necessità di una presa di coscienza da parte sua e dell’intera giunta regionale perché, essendo ormai scaduta ogni proroga, è tempo che si avvii un confronto aperto e sincero su temi prioritari per l’attività dei centri antiviolenza e delle case rifugio». L’Abruzzo conta 5 case rifugio a indirizzo segreto, più 4 case di transizione Covid, vale a dire posti in cui trascorrere un periodo di quarantena prima di poter essere alloggiati in una casa rifugio con la certezza non aver contratto il virus.
«Signor presidente», prosegue l’appello, «le chiediamo di fare del contrasto alla violenza nei confronti delle donne una sua battaglia. Le chiediamo di ascoltare le istanze che il coordinamento Antigone vuole proporre all’attenzione degli organi istituzionali, riconoscendo un ruolo e un valore al lavoro che da anni svolgiamo. Siamo a chiedere pertanto l’istituzione di un tavolo regionale sulla programmazione futura che discuta delle attività, dei fondi relativi alla violenza di genere e della legislazione di settore, del quale faccia parte il coordinamento Antigone».
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